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Capua a Napolitano: «Commossa, per ora resto. Vittima lentezze burocratiche»

«Complimenti per tutto quello che sta facendo. Bisogna aiutare i ricercatori italiani, sostenerli». Così il presidente della Repubblica ha accolto Ilaria Capua ieri a Roma, agli Stati generali della Cultura, dove la virologa in forza all’Istituto zooprofilattico delle Venezie rappresentava la scienza.

Il suo mancato trasferimento nella torre della ricerca pediatrica costruita a Padova dalla Fondazione Città della Speranza è diventato ormai un caso nazionale, grazie anche alla mobilitazione generale indetta dalla testata on line Nordesteuropa.it e all’appello lanciato allo stesso Giorgio Napolitano da politici, ricercatori e parti sociali affinchè la veterinaria che ha sequenziato il virus dell’aviaria non scappi all’estero. Come tanti altri cervelli italiani.

«Per ora resto, vediamo come evolve la situazione — annuncia Ilaria Capua — sono lusingata e commossa del’affetto che il Veneto mi sta dimostrando. Mi infonde speranza ed energia per continuare a fare il mio lavoro al meglio. Ma se anche io rimango e altri 99 colleghi se ne vanno, non abbiamo risolto nulla. Il mio caso è l’esempio concreto delle lentezze burocratiche che frenano la ricerca e che non sono più tollerabili. I cittadini non le digeriscono più, ecco perchè io sono diventata un eroe per caso, ma il messaggio deve andare al di sopra del singolo, la vera urgenza è di tutelare il patrimonio scientifico e culturale del Paese. Bisogna fare in modo che i talenti non fuggano, se perdiamo la metà delle eccellenze l’Italia non si riprenderà, non è in grado di attrarne altre dall’estero».

Intanto però il passaggio della direttrice del Dipartimento di Scienze biomediche comparate nella torre è ancora in stallo, dopo due anni di tira e molla. Il motivo lo ha scritto chiaro e tondo alla Regione il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico, Igino Andrighetto: «Allo stato attuale non esistono i presupposti per soddisfare le richieste della ricercatrice». Ovvero due piani, l’ottavo e il nono già attrezzati dalla Fondazione per lei, ma che costano 3 milioni di euro ciascuno. Uno lo compra la Regione, che ha a disposizione proprio tale importo, l’altro lo deve acquistare o affittare l’Izv. Il quale però non ha soldi, perchè i 10 milioni promessi dal ministero della Salute per una serie di operazioni tra cui questa non sono mai arrivati. «Andrighetto vorrebbe tutto gratis, ma non è pensabile — conferma Franco Masello, presidente dell’Istituto di ricerca Città della Speranza — quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto. I due piani per la Capua sono pronti e attrezzati, ma sarebbe follia spendere 700 mila euro per una speciale strumentazione se la virologa si ferma da noi massimo sei anni e poi torna indietro, come vorrebbe l’IZV. Non siamo speculatori ma nemmeno vogliamo buttare via i soldi raccolti dai cittadini. Aspettiamo fino al 31 dicembre, poi daremo gli ultimi due piani della torre ad altri».

Dal canto suo Andrighetto allarga le braccia: «Non sono io che decido, mi limito a eseguire le indicazioni del cda dello Zooprofilattico». E allora solo la Regione può pescare il classico asso pigliatutto. «Datemi una settimana di tempo e qualcosa mi invento — dichiara il governatore Luca Zaia — io non me la metto via. E’ una vicenda kafkiana, va contro ogni principio del buonsenso: ma come, noi paghiamo perchè l’IZV abbia un valore aggiunto e questo si mette di traverso? Dopo due anni di avanti e indietro mi sono stancato di perdere tempo con questa gente, il caso della Capua è la dimostrazione del motivo per il quale il Paese va in malora. Il cda dello Zooprofilattico? Una volta dice sì, una no, un’altra ni. Basta, i consiglieri che ne fanno parte non si rendono conto del danno che crea alla comunità tanta indecisione: io invito tutti a fare un passo indietro. Sono stufo — sbotta il presidente — ogni volta che si chiede qualcosa a un ente pubblico la prima risposta che ricevi è sempre un no, è la scelta più comoda e sicura. Così non si deve decidere, nè assumersi responsabilità. Ma qui si dice di no a un’operazione storica e io mi sento offeso».

Corriere del Veneto – 16 novembre 2012

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