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Caso Maugeri. Formigoni rinviato a giudizio per associazione a delinquere e corruzione. Provvedimenti ad hoc e favori alla clinica San Raffaele

Il rinvio a giudizio alla fine è arrivato. Roberto Formigoni, per 17 anni presidente della Regione Lombardia, senatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano ed esponente di spicco di Comunione e Liberazione, sarà processato per corruzione e associazione per delinquere insieme ad altri nove imputati nell’inchiesta sulle tangenti pagate dalla Fondazione Maugeri di Pavia per ottenere i rimborsi sanitari della Regione Lombardia.

La decisione del gup di Milano, Paolo Guidi, è arrivata ieri dopo cinque ore di camera di consiglio e dopo numerose udienze preliminari nelle quali sono state analizzate le prove raccolte dai sostituti procuratori Laura Pedio e Antonio Pastore (e prima ancora dal pm Luigi Orsi) in oltre due anni di indagini.

Il processo si aprirà il 6 maggio davanti alla Decima sezione penale del Tribunale di Milano. Con Formigoni saranno imputati, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio, anche il faccendiere Paolo Daccò (che sta già scontando dieci anni di reclusione per la bancarotta dell’Ospedale San Raffaele), l’ex assessore regionale Antonio Simone, l’ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino, l’ex direttore generale della Sanità della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, l’ex segretario della Regione, Nicola Maria Sanese, l’amico e convivente di Formigoni nella residenza milanese dei Memores Domini, Alberto Perego, e altre tre persone. Il gup ha invece prosciolto Mario Cannata, avvocato e consulente della Fondazione Maugeri, e ha dichiarato prescritti alcuni fatti che riguardano false fatturazioni avvenute nel 2006.

Secondo le accuse della procura, Formigoni avrebbe garantito una «protezione globale per la Maugeri, a fronte di illecite remunerazioni» e si sarebbe prodigato «affinché fossero adottati da parte della Giunta» della Regione Lombardia provvedimenti ad hoc violando i doveri di «esclusivo perseguimento dell’interesse pubblico». Formigoni ha sempre negato di aver favorito i rimborsi alla Fondazione Maugeri e di aver intascato soldi o «altre utilità» in cambio del trattamento di favore. Ma secondo i magistrati di Milano non è così. L’ex governatore della Lombardia avrebbe garantito alla Fondazione di Pavia finanziamenti per circa 200 milioni di euro. In cambio dei quali Formigoni avrebbe ottenuto «utilità economiche» per circa otto milioni di euro: vacanze ai Caraibi pagate, affitto di una villa ad Antigua, viaggi aerei per oltre 18mila euro, uso esclusivo di uno yacht dal giugno 2007 a ottobre 2011, un mega sconto di circa quattro milioni di euro per l’acquisto di una villa ad Arzachena, in Sardegna.

Le indagini hanno individuato «tre flussi finanziari» che si sono intrecciati per diversi anni e che avrebbero reso possibili gli episodi di corruzione. Il primo flusso è quello che dalle casse della Maugeri è diretto verso i conti bancari di Daccò e Simone, soprattutto all’estero. Il secondo è quello dei pagamenti di Daccò e di Simone per garantire le utilità a Formigoni, e cioé i viaggi, le vacanze, l’uso dello yacht e la villa in Sardegna. Il terzo flusso finanziario, infine, è quello delle «funzioni non tariffabili» erogate alla Maugeri e al San Raffaele attraverso le delibere della Giunta regionale dal 2002 al 2011

Il Sole 24 Ore – 4 marzo 2014 

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