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Casse dei professionisti sempre più sorvegliate speciali. Bilanci come quelli della Pa. «Impossibile adeguarsi a previsioni 2014»

andrea campreseCasse di previdenza sempre più sorvegliate speciali da parte dello stato. I prossimi bilanci di previsione 2014, infatti, da approvarsi entro il 30 novembre, dovranno uniformarsi ai criteri adottati dalle amministrazioni pubbliche e quindi sviluppare anche una programmazione del budget economico su base triennale e annuale e allegare un «rendiconto finanziario in termini di liquidità» e un «conto consuntivo in termini di cassa». Il tutto redatto adottando regole tassonomiche di riclassificazione delle voci contabili secondo un preciso schema di codifica indicato dai ministeri vigilanti. Una previsione normativa (dm 27 marzo 2013) che cambia radicalmente la contabilità degli enti di previdenza ma che non è priva di problemi attuativi.

Tanto che i diretti interessati, per il tramite dell’Adepp, hanno fatto già sapere all’Economia che per il prossimo anno è matematicamente impossibile adottare i nuovi criteri indicati con apposita circolare ministeriale esplicativa n. 35 del 22/08/2013 (n. prot. 70572).

Spiega il presidente dell’Associazione delle casse dei professionisti Andrea Camporese nella sua lettera inviata alla ragioneria dello stato che questa operazione richiederebbe inevitabilmente l’impiego di risorse aggiuntive sia in termini di servizi che di consulenze tecniche, con un significativo aggravio di spesa che gli enti interessati non possono sostenere alla luce dei recenti tagli imposti dalla legge. Il cambio di rotta. Le misure per la riclassificazione dei conti e delle voci di bilancio, secondo il decreto dell’economia di marzo, sono finalizzate a uniformare i flussi informativi provenienti da tutte le pubbliche amministrazioni inserite nell’elenco Istat (quindi anche le Casse) riferiti alle singole poste contabili con i corrispondenti indici adottati dagli enti pubblici in regime di contabilità finanziaria.

Un cambio di rotta che ha però delle inevitabili ripercussioni negative sugli equilibri finanziari degli enti determinati dal sensibile aggravio degli oneri e dei costi amministrativi e strumentali di gestione degli adempimenti e delle procedure introdotte. Infatti, tenuto conto della complessità dell’operazione di riclassificazione dei modelli contabili, l’adempimento delle prescrizioni introdotte comporterebbe l’esigenza di implementare pesanti modifiche nelle attività di gestione amministrativa e la revisione degli attuali sistemi di supporto informatico in uso. Casse sulle barricate. Nell’annunciare le difficoltà operative dell’applicazione delle nuove disposizioni, Camporese mette in luce le contraddizioni della norma.

Gli enti privati e privatizzati infatti si collocano, sul piano finanziario (oltre che concettuale) in una dimensione del tutto estranea a ogni forma di possibile generazione di «debito pubblico», stante il divieto, esplicitamente sancito dall’art. 1, comma 3, del decreto legislativo n. 509/1994, di ricevere qualsiasi forma di «finanziamenti pubblici diretti o indiretti, con esclusione di quelli connessi con gli sgravi e la fiscalizzazione degli oneri sociali». Pertanto, scrive il presidente dell’Adepp nella sua lettera, si deve escludere all’origine l’ipotesi che le movimentazioni finanziarie di cassa poste in essere nell’ambito delle attività di gestione degli enti in questione, con particolare riferimento a eventuali saldi negativi, possano attivare processi di ripianamento a carico del bilancio dello stato ed impattare sul volume del debito pubblico. Da Camporese anche la richiesta di avviare un confronto ministeriale per arrivare al più presto a soluzioni condivise.

ItaliaOggi – 4 ottobre 2013 

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