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Certificati on line, sanzioni gestite dalle Asl

La riunione di oggi tra rappresentanti del ministero della Salute, sindacati medici e Fnomceo pare sempre più orientare verso una gestione delle sanzioni, e degli esoneri, da parte delle Asl

L’incontro di oggi al ministero della Salute del tavolo tecnico per i problemi relativi alla certificazione informatizzata per i periodi di malattia dei lavoratori pubblici, sembra aver prodotto buoni frutti. Per il ministero hanno partecipato Rossana Ugenti, responsabile per l’informatizzazione, e Giovanni Leonardi, direttore generale per le professioni sanitarie. Presenti i rappresentanti della Fnomceo e dei principali sindacati medici della dipendenza e della convenzionata.

Le diverse organizzazioni sindacali mediche hanno esposto tutte le criticità rivelatesi nell’applicazione della procedura informatizzata, in rapporto ai diversi profili professionali: il problema della certificazione nei Pronto Soccorso; il problema relativo alle “continuazioni”, ovvero al protrarsi di malattie certificate da altri medici; l’eccessiva vulnerabilità del sistema con pin e password, dove il pin corrisponde al codice fiscale del medico.

Amedeo Bianco ha riproposto la posizione già espressa dalla Fnomceo, che pare trovare disponibilità anche da parte del ministero: le situazioni di esonero dalle sanzioni, necessarie per tutelare i professionisti nei casi in cui il sistema si sia rivelato non utilizzabile, non possono essere definite a livello centrale, ma devono essere gestite dalle singole Asl, almeno fino a quando il sistema non sia pienamente a regime. “Avere interlocutori del ministero della Salute – ha dichiarato Guido Marinoni a Quotidiano Sanità – rende senz’altro più positivo il confronto, con l’obiettivo comune di poter davvero avere un sistema efficiente”.

Soddisfatto il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza: “Finalmente, dopo un anno, i sindacati sono stati ricevuti e ascoltati”. Il clima dell’incontro, ha detto Cozza a Quotidiano Sanità, “è stato collaborativo” e ha permesso alle organizzazioni mediche di esporre “tutte le difficoltà tecniche che per tanti mesi abbiamo potuto denunciare solo attraverso comunicati stampa”.

Il leader della Fp Cgil Medici ha voluto ribadire come l’obiettivo della certificazione online sia “condiviso”. “Ci sono però delle evidenti difficoltà tecniche e vanno superate. Marciamo insieme, seguendo due stelle polari: non danneggiare il lavoro del medico e garantire l’assistenza ai cittadini”.

In particolare, nel corso dell’incontro si è parlato di “studiare un meccanismo per far sì che i dati che già i medici immettono oggi nei sistemi informatici dei Pronto Soccorso arrivino, in caso di certificazione di malattia, direttamente al sistema telematico senza bisogno di ulteriori passaggi da parte del medico”. Inoltre, ha spiegato Cozza, le parti hanno concordato sulla necessità di evitare sanzioni, anche dopo il 31 gennaio, per quei casi in cui l’invio telematico non avvenga a causa di difficoltà tecnici, come nel caso di aree sprovviste di banda larga.

“È stato un passo importante per la risoluzione delle criticità”, ha affermato Cozza spiegando che “da oggi, il percorso per trovare le soluzioni migliori, sarà continuato insieme”.

I rappresentanti della delegazione Anaao Assomed, Giorgio Cavallero e Sandro Petrolati hanno invece evidenziato quali sono le non poche criticità presenti nel sistema che potrebbero riverberarsi negativamente sia sul lavoro dei medici nei Pronto soccorso, sia sui pazienti. Per i primi si prospetterebbe un aggravio del lavoro con un allungamento dei tempi di assistenza, calcolati a regime, dai 7 ai 10 minuti. Una crescita determinata dalla compilazione alla trasmissione del certificati che di conseguenza porterebbe anche ad un allungamento delle attese per i pazienti. “Per ovviare a questo problema – ha detto a Quotidiano Sanità, Petrolati – saremmo costretti ad ampliare gli organici. Un’alternativa in questo momento storico non praticabile”. E ancora, anche dal punto di vista della sicurezza, il sistema fa acqua da tutte le parti, e non consente, per problemi di violazione della privacy, di accedere allo “storico” del paziente.

fonte: quotidianosanita.it

28 ottobre 2010

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