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Cig, 11 Regioni senza fondi. Per il 2013 manca un miliardo. I sindacati: tutelare apprendisti e interinali

Il ministro Giovannini al presidente Errani: rilanciamo le politiche attive Le Regioni: senza risposte dal governo pronti a restituire le competenze allo Stato

Sono solo 9 le Regioni che stanno continuando ad autorizzare gli ammortizzatori in deroga relativi al 2013. Nelle restanti 11 Regioni le autorizzazioni sono state bloccate damesi, per esaurimento dei fondi. Si va dalla Liguria che ha congelato i decreti lo scorso 30 giugno, alla Toscana ferma da luglio, mentre per Abruzzo, Emilia Romagna e Marche lo stop è scattato ad agosto, per Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Molise a settembre. Per i percettori di cassa integrazione e mobilità in deroga di Sardegna e Umbria le pratiche sono ferme ad ottobre, il Veneto ha bloccato le autorizzazioni solo per la mobilità in deroga.

Il monitoraggio, effettuato dalle stesse Regioni, è stato reso noto ieri nell’audizione in commissione Lavoro del Senato dal coordinatore degli assessori regionali al lavoro, Gianfranco Simoncini, che stima manchino all’appello 1 miliardo e 70 milioni per chiudere il 2013, in aggiunta ai 2,5 miliardi già stanziati dal governo.

Il maggior fabbisogno si registra in Lombardia dove mancano 220 milioni, segue la Calabria (180 milioni) ela Puglia (123 milioni). Si tratta di stime effettuate in base al “tiraggio” effettivo, spiegano le Regioni: ad esempio nel Lazio mancano 50 milioni, e si considera un “tiraggio” medio al 63%(ovvero su 100ore autorizzate si stima ne vengano utilizzate effettivamente 63 ore).

Dal canto suo, il governo si era impegnatoad assicurarela copertura per l’intero 2013, ma per una cifra di gran lunga inferiore, si parlava di circa 330 milioni di euro, mai concretamente stanziati.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, rilancia e con una lettera inviata ieri al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, propone di elaborare insieme un piano straordinario per le politiche attive del lavoro che «consenta di sviluppare nuovi strumenti per aumentare le opportunità di occupazione e per la ricollocazione dei lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali».

In sostanza l’obiettivo del governo è quello di svuotare il bacino di percettori di politiche passive, in linea con il decreto interministeriale che da quest’anno punta a restringe la platea di beneficiari e la durata degli ammortizzatori in deroga (finanziati dalla fiscalità generale), che per il 2014 hanno una “dote” di 1,7 miliardi di euro (1,1 miliardi già stanziati dalla legge Fornero, più i 600 milioni previsti nella legga di stabilità).

Sullo schema di decreto all’esame della commissione Lavoro del Senato ieri nel primo giro di audizioni sono emerse forti critiche dai sindacati. Che oltre a sollecitare la copertura economica dell’intero 2013 e 2014,chiedono di includere nell’articolo 2 del decreto le tipologie contrattuali escluse, ma già comprese negli accordi fatti a livello regionale, come gli apprendisti, i lavoratori a domicilio, i lavoratori in somministrazione (i cosiddetti interinali), i soci lavoratori di cooperative.

Cgil, Cisl e Uil chiedono anche di abbassare il requisito dell’anzianità lavorativa presso l’impresa – necessario per poter fruire del sussidio – dai 12 mesi previsti dal decreto a 90 giorni. E di reinserire tra le causali per avere accesso al trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga le riconversioni aziendali e le procedure concorsuali e le cessazioni di attività. I sindacati evidenziano pure che nello schema di decreto «nonèprevisto alcun riferimento alla necessità di un incrocio con il sistema delle politiche attive del lavoro, per la definizione di strumenti utili al reinserimentolavorativo attraverso la riqualificazione professionale».

Tornandoalle Regioni, l’assessore Simoncini ha spiegato che se nonarriveranno risposte positive dall’Esecutivo, anche sulle modifiche al decreto di riordino dei criteri di concessione dei sussidi in deroga, «siamo pronti a restituire le competenze amministrative allo Stato».

Oggi continueranno le audizioni (verrà ascoltata Confindustria), mentre la prossima settimana – secondo quanto annuncia il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi – è prevista l’emanazione del parere sullo schema di decreto.

Il Sole 24 Ore – 22 gennaio 2014 

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