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Cina, casi record di Covid. Anche a Pechino ritornano i lockdown. Registrato il più alto picco (13mila contagi giornalieri) dall’inizio della pandemia

Cinque i decessi registrati dal weekend scorso fino a ieri, i primi nel Paese da aprile. In Cina i morti da Covid-19 finora sono stati 5.232, 2 milioni e 880mila i contagi, ma ieri si è registrato il più alto picco giornaliero dall’inizio della pandemìa, oltre 31mila, per cui luoghi pubblici e attività commerciali sono tornati off limits.

Il punto è che ormai i focolai si sono impossessati di aree consistenti di città sparse su tutto l’immenso territorio nazionale, Guangzhou, Shenzhen, Zhengzhou, con l’effetto di creare una ragnatela talmente estesa da rendere difficili anche gli spostamenti all’interno della Cina.

Vaste aree del Paese, milioni di persone, sono finite in lockdown o quarantena parziale.

A Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, gran parte della metropoli è costretta a rimanere in casa per almeno cinque giorni, mentre la situazione nella fabbrica di i-Phone della taiwanese Foxconn – che è rimasta sempre attiva – dopo i tumulti dei giorni scorsi ha visto la società presentare le scuese ai dipendenti per la controversia sugli straordinari richiesti per tenere il ritmo delle consegne ma non pagati.

Anche nella capitale sono così cominciati test di massa su tutta la popolazione, ormai è questa l’arma che la Cina adotta per contrastare la diffusione dei contagi in linea con la strategia zero-Covid. Anche a costo di rallentare l’economia del Paese proprio nel momento in cui, invece, più ci sarebbe bisogno di tornare alla normalità.

Oggi con tutta probabilità la Banca centrale taglierà ulteriormente le riserve obbligatorie delle banche commerciali per liberare liquidità in favore delle imprese in difficoltà. Una mossa che va in direzione opposta a quella delle altre Banche centrali del mondo ma che si spiega con questa necessità di contrastare i danni causati dalla pandemìa.

Ieri, intanto, è entrato in funzione il meccanismo di salvataggio del settore immobiliare varato in contemporanea alle venti misure anti-Covid 19. In particolare è stata avviata l’apertura di una maxi-linea di credito a carico delle stesse banche commerciali da 162 miliardi di dollari in favore delle società immobiliari sull’orlo della bancarotta.

Se si considera che Evergrande, da sola, ha accumulato un debito da 300 miliardi tra obbligazioni onshore e offshore si comprende quanto la posta in favore dell’intero sistema, devastato dalla bolla ormai implosa, sia consistente.

Il problema immobiliare viaggia parallelamente alla crisi sanitaria, il ritmo delle costruzioni negli ultimi tre lustri ha viaggiato a ritmi vertiginosi seguendo una domanda distorta, sono i governi locali a condizionarlo perchè si finanziano in gran parte dalla vendita dei terreni. Le società immobiliari a loro volta nel tempo hanno diversificato l’attività disperdendo risorse.

Morale: il redde rationem è arrivato l’anno scorso proprio quando la pandemìa ha ripreso a correre, sommando problema a problema, perchè le società immobiliari non sono state in grado di ripulire i propri bilanci adattandosi ai criteri più spartani imposti dal Governo centrale.

In Cina, inoltre, la legge non consente ai gruppi di patteggiare con i creditori, rendendo estremamente complesso il risanamento dei propri debiti. Per questo motivo la strada scelta, quella di aprire una linea diretta di credito, era diventata l’unica possibile.

Tanto più che Pechino deve mettere un freno al debito aggregato di famiglie, aziende e settore pubblico che ha raggiunto, a marzo 2021, il 287% del Pil, con un ritmo di crescita medio del 18% negli ultimi vent’anni. Il fatto che per l’80% di questo debito sia detenuto da entità cinesi non è un elemento di consolazione.

Il Sole 24 Ore

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