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Cinghiali uccisi e spartiti, inchiesta al Parco Colli. Sotto il tiro della Procura padovana l’abbattimento e la gestione delle carni

Abuso d’ufficio: questa l’accusa che ieri mattina ha spinto gli uomini della polizia giudiziaria, su incarico del pm Sergio Dini, a bussare alle porte della sede dell’Ente Parco Colli, a Este, e farsi consegnare faldoni pieni di documenti. L’inchiesta aperta in procura, dove non compaiono indagati ma c’è il reato di abuso d’ufficio, riguarda la questione dell’abbattimento dei cinghiali e, soprattutto, la gestione delle loro carni una volta uccisi i capi.

Il fascicolo, che punta la lente d’ingrandimento tanto sul lavoro dei «selecontrollori» (le persone assunte con concorso regionale, uniche preposte a sparare ai cinghiali e a cui va un terzo della carne macellata), quanto sul numero degli esemplari cacciati e sulla vendita di carni ai vari agriturismi della zona, era nato una denuncia interna alla gestione del Parco Colli. Un primo sequestro, per verificare il «flusso» delle carni di cinghiale macellate, era stato fatto a fine novembre al macello di Agna, dove il Parco porta i cinghiali uccisi dai selecontrollori. Sotto controllo anche i ruoli di questi ultimi: alcuni, perché parte di carne rimane a loro, farebbero più turni rispetto ad altri.

N.M. – Il Corriere del Veneto – 28 febbraio 2015 

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