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Cinque anni di crisi a tavola: diminuiscono carne, pesce, sprechi

Una ricerca di Federalimentare racconta come le famiglie hanno cambiato le abitudini alimentari e di spesa per fronteggiare la recessione. Acquisti diminuiti complessivamente del 10%, vale a dire un minor esborso di 20 miliardi di euro, mentre gli scarti sono passati dal 30 al 7%.

“Fino ad oggi i consumi alimentari in Italia erano calati solo due volte: nel dopoguerra e in occasione dello shock petrolifero. Ma si trattò di fenomeni di breve durata se confrontati con l’attuale”

ROMA – Più pasta, perché un piatto di spaghetti costa poco e risolve il pranzo. Meno carne e meno salumi, meno frutta e meno pesce, perché chi li infila nel carrello vede inesorabilmente lievitare lo scontrino. Qualche dolcetto e un po’ di cioccolato in più: visti i tempi duri, bisogna pur consolarsi. La crisi ha cambiato la spesa degli italiani, li ha costretti a modificare abitudini ormai consolidate, a rinnovare il paniere dei beni da consumare e a rivedere le modalità d’acquisto. Il taglio della quantità è stato netto: lo segnala uno studio di Federalimentare che fa notare come negli ultimi cinque anni dispense e frigoriferi siano diventati decisamente più “leggeri”: meno 10 per cento negli acquisti, corrispondenti, in termini di valore a 20 miliardi di euro. Meno 3 per cento e meno 7 miliardi solo negli ultimi dodici mesi.

Addio, quindi a carrelli strapieni simbolo di diffuso benessere. Ora la spesa viene centellinata e la composizione del pasto ne risente. Ne risente anche la “produzione” di rifiuti, visto che siamo passati da una quota di sprechi del 25-30 per cento sugli alimentari acquistati, ad un ridotto 7 per cento (dovuto, generalmente, al veloce deperimento di frutta e verdura).

per scoprire come, fra il 2008 e il 2013, la famiglia italiana abbia tentato di arginare la crisi anche variando le portate in tavola. E’ diminuito, per esempio, il consumo di carne – prodotto considerato meno economico – che, misurato attraverso l’incidenza assegnata dalI’Istat alla voce nella composizione del paniere alimentare – è passata dal 2,90 al 2,59 per cento. Sono calati gli acquisti di latticini, pesce, salumi, olio, frutta fresca e biscotti: in tempi di crisi sono percepiti come prodotti di lusso, da tagliare se è il caso. Si bada all’essenziale: è aumentato il consumo di pasta (0,58 allo 0,61 per cento) perché considerato un alimento che permette di risolvere un pasto con poca spesa. Ma è in crescita anche la vendita di cioccolato e gelato in virtù della loro indubbia capacità consolatoria: per quanto riguarda il bilancio familiare, peccare attraverso una barretta è molto meno invasivo che peccare comperando un vestito nuovo.

Anche il consumo di vino e alcolici, nel paniere Istat è dato in crescita, ma un’indagine che sarà presentata al prossimo Vinitaly entra nel merito della questione e analizza i comportamenti di spesa. L’acquisto al supermercato, per la prima volta in dieci anni, risulta di fatto diminuito (meno 3,6 per cento fra il 2011 e i 2012), mentre continua a crescere il consumo delle bottiglie a più alto prezzo (più 3,3 per cento dai 6 euro in su), perché qualche strappo si deve pur fare.

La crisi, quindi, sta modificando le modalità di spesa in modo “strutturale”. Così assicura Daniele Rossi, direttore di Federalimentare: “Fino ad oggi, in Italia, i consumi sono diminuiti solo due volte – spiega – nel dopoguerra e in corrispondenza dello shock petrolifero: ma in entrambi i casi si era trattato di crisi di breve durata. Ora invece siamo davanti ad una flessione di lungo periodo destinata ad incidere sulle abitudini”. Federalimentare individua tre nuove tendenze: si fa la spesa più spesso e si acquista di meno, dando vita ad una “maggiore rotazione del frigo e ad una più accorta gestione degli sprechi”. La crisi, spiega poi Rossi, ha polarizzato i consumi: è aumentata sia la vendita dei prodotti di primo prezzo, sia quella dei prodotti di alta qualità, ma l’acquisto di tutto ciò che sta nel mezzo è diminuito. Sembra destinata a svanire anche l’abitudine della spesa settimanale all’ipermercato: riempire molto il carrello aumenta il rischio di spreco. Per evitare di comperare troppo si sceglie il negozio di prossimità: la spesa si fa, con sobrietà, tutti i giorni sotto casa.

(17 marzo 2013) – Repubblica

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