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Colesterolo: negli USA stop ai messaggi che limitano uova, gamberetti ecc. La quota presente nel cibo è poco importante

Dopo quarant’anni di messaggi che invitano ad evitare cibi ricchi di colesterolo, come uova e gamberetti dagli Stati Uniti arriva il dietrofront . La decisione è stata presa dalla commissione consultiva di nutrizionisti istituita dal governo di Washington all’inizio del 2014, e incaricata di fornire pareri scientifici sulle nuove linee guida per la dieta degli americani, che saranno pubblicate alla fine dell’anno.

Le linee guida vengono riviste ogni cinque anni e indicano come l’alimentazione e l’attività fisica possono contribuire a promuovere la salute e a ridurre il rischio di contrarre malattie. Secondo quanto riporta il Washington Post, il nuovo orientamento non considera l’eccesso di colesterolo nella dieta americana degli adulti in buona salute un problema preoccupante, perché il colesterolo presente nel cibo non influenza in modo significativo il livello nel sangue e non aumenta il rischio di malattie cardiache. Il rischio maggiore da fonte alimentare è rappresentato dall’eccesso di alimenti ricchi di grassi saturi, come carni grasse, latte intero e burro.

Il cambiamento di posizione proposto nel  documento di una sua sottocommissione, riflette la posizione di gran parte dei nutrizionisti, come il gruppo istituito nel 2013 dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association, secondo il quale non ci sono prove sufficienti per formulare una raccomandazione sul colesterolo nei cibi. Nelle ultime linee guida nutrizionali statunitensi, pubblicate nel 2010, la dose massima giornaliera consigliata è di 300 milligrammi (un tuorlo d’uovo ne contiene circa 200), e quella assunta mediamente ogni giorno dagli adulti americani è di circa 340 milligrammi. David Klurfeld, scienziato della nutrizione presso il Dipartimento dell’Agricoltura, osserva che gli Stati Uniti sono rimasti l’unico Paese al mondo a indicare un limite specifico per il colesterolo alimentare e questo va attribuito, in parte, all’inerzia scientifica.

Beniamino Bonardi – Il Fatto alimentare – 18 febbraio 2015 

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