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Suinicoltura in affanno. Rispetto allo scorso anno i prezzi sono in flessione e l’aumento delle produzioni mondiali lascia pochi spazi di manovra

Nemmeno il leggero aumento dei prezzi dei suini pesanti è riuscito a risollevare le sorti del settore. Rispetto al febbraio dello scorso anno, infatti, le quotazioni sono oggi inferiori di quasi il 17%. Se nel febbraio 2014 il suino pesante (152/160 kg) era quotato 1,468 euro al chilo, oggi lo stesso suino spunta appena 1,257 euro al kg, come si può desumere dai bollettini del Cun, la commissione unica nazionale alla quale sono affidate le quotazioni.

Tuttavia la redditività degli allevamenti, puntualmente registrata dal Crefis (il centro ricerche economiche dell’Università Cattolica di Piacenza), è in crescita rispetto al dicembre 2014. Merito del pur modesto aumento dei prezzi di inizio anno e della diminuzione del costo dell’alimentazione degli animali negli ultimi mesi. Le analisi del Crefis si spingono sino alla fase di stagionatura dei prosciutti, dove si assiste ad un leggero aumento della redditività per i prosciutti Dop (+0,5%) che sorpassano i prosciutti generici, che a loro volta retrocedono sino al 2% per la tipologia pesante. “Nonostante tutto ciò – sottolinea Gabriele Canali, direttore del Crefis – la redditività dei prosciutti Dop continua a essere inferiore rispetto a quella dei prosciutti non tutelati, soprattutto nel caso della tipologia leggera (-14% a gennaio), mentre il differenziale, nel caso della tipologia pesante, si è ridotto (-0,5%)”.

Più suini nel mondo

Nel recupero dei prezzi di inizio anno gioca un ruolo importante la stagionalità del mercato suino, che ha i suoi massimi nel periodo invernale. Ma cosa accadrà nell’immediato futuro? Un’occhiata alle produzioni mondiali può essere di aiuto, almeno per un orientamento generale sui possibili trend di mercato. Nella Ue la produzione di carne suina è in aumento e ha raggiunto nel 2013 quota 21,9 milioni di tonnellate, tre volte più della carne bovina, ferma a 7,3 milioni di tonnellate (dati Eurostat). La maggior parte di questa produzione arriva dalla Germania (24,9%), seguita da Spagna (15,6%) e Francia (8,8%). La chiusura delle frontiere russe ha determinato una maggiore disponibilità di prodotto sui mercati europei, che ha favorito la caduta dei prezzi. Una maggiore disponibilità di prodotto potrebbe poi verificarsi negli Usa, dove l’Usda prevede un aumento della produzione compreso fra il 2 e il 5%. Situazione analoga la si registra in Brasile e in Russia.

Dop, ultima speranza

Le previsioni di un aumento della produzione di suini a livello mondiale potrebbe ostacolare la ricerca di nuovi sbocchi per le produzioni europee e i prezzi stenterebbero così ad imboccare la strada della ripresa. Per la suinicoltura italiana, costretta a confrontarsi con una storica dipendenza dall’estero sia di carni suine sia di cosce da avviare alla stagionatura (tre prosciutti generici su quattro si ottengono da cosce importate), il 2015 si preannuncia difficile. Una via di uscita sta nelle produzioni tipiche, prosciutti in testa, purché si esca dalla attuale contraddizione che premia in quanto a redditività i prosciutti generici rispetto a quelli tutelati. Solo un deciso incremento delle esportazioni potrebbe imprimere una svolta, che al momento però non si intravede.

AgroNotizie – 18 febbraio 2015 

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