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Commissione sanità regionale, Fabrizio Boron (Lista Zaia) eletto presidente, vicepresidente è Jacopo Berti (5stelle)

palazzo ferro fini-2Due padovani alla presidenza della Quinta commissione del Consiglio regionale (politiche socio-sanitarie) che sarà guidata da Fabrizio Boron (37 preferenze, Zaia Presidente), avrà come vice-presidente Jacopo Berti (32 preferenze, Movimento 5Stelle) e segreteria Sonia Brescacin (34 preferenze, Zaia Presidente). Il nome di Boron era atteso, meno quello di Berti come suo vice. L’elezione ha avuto uno strascico di polemiche per l’esclusione della candidata designata dal Pd, la veronese Orietta Salemi. Di seguito l’articolo odierno del Corriere del Veneto. Grazie ai voti della Lega Nord e degli «Zaia boys», il Movimento Cinque Stelle soffia al Pd la prestigiosissima vice presidenza della commissione Sanità, la poltrona più ambita dalle minoranze in consiglio regionale. E a Palazzo Ferro Fini scoppia un putiferio: «I Cinque Stelle sono la stampella di Zaia, abbiamo assistito ad un giochetto politico dai risvolti opachi» sbotta la capogruppo democrat Alessandra Moretti.

Mentre Stefano Casali, speaker del gruppo «tosiano», parla di «un inciucio tristissimo». Jacopo Berti, leader della pattuglia pentastellata al Ferro Fini e neo vice presidente della commissione Sanità, replica con quella che in politica suona quasi come un’ovvietà: «Ci siamo candidati per cambiare le cose e per cambiare le cose si dev’essere là dove si manovrano le leve dell’amministrazione». Quale sedile migliore di quello che presidia il core business della Regione, quasi 9 miliardi di euro l’anno?

Va detto che i posti a disposizione nella variegata scacchiera del Ferro Fini vengono da sempre suddivisi secondo un rigido Cencelli, che dà alla maggioranza (in questo caso un monocolore zaian-leghista) presidente e segretario di commissione e alla minoranza il vice presidente. Ma qui viene il problema: nella scorsa legislatura il Pd la faceva da padrone e ottenne senza troppo faticare tutte le vicepresidenze; stavolta, invece, l’opposizione conta pure il Movimento di Grillo (5 consiglieri) e la variegata galassia che fa riferimento a Flavio Tosi (altri 5), il che significa che ad ogni giro di giostra ci si deve mettere d’accordo. Se non ci si riesce, complice il voto segreto, si rischiano brutte sorprese. Così i Cinque Stelle, che non hanno mandato giù l’elezione del «tosiano» Maurizio Conte a segretario dell’Ufficio di presidenza («Un ripescato di un partitino del 5,3% che quando è stato nominato stava in crociera» lo liquida Berti), hanno atteso di colpire là dove faceva più male, in commissione Sanità, contando sull’indispensabile appoggio degli «uomini del Presidente» che ovviamente non si sono lasciati sfuggire l’occasione di mollare una sberla al Pd.

fabrizio boronLa vendetta è un piatto che va servito freddo. A nulla è valsa l’interruzione di 40 minuti, con annessa sfuriata in conferenza dei capigruppo, chiesta da Moretti una volta che accortasi che il clima non era esattamente quello atteso: alla fine della votazione sono risultati eletti Fabrizio Boron alla presidenza (leghista vicinissimo al sindaco di Padova Massimo Bitonci, presidierà la costruzione del nuovo policlinico nella città del Santo e proverà a controbilanciare il potere dell’assessore veronese Luca Coletto), Berti alla vicepresidenza, per l’appunto, e Sonia Brescancin, che fu in predicato di entrare in giunta, alla segreteria.

Niente da fare per la candidata del Pd, Orietta Salemi, campionessa di preferenze veronese. Che attacca: «Ciò che è accaduto rimette in discussione la lealtà politica della Lega in consiglio, ma soprattutto smaschera le contraddizioni dei Cinque Stelle che si dichiarano duri e puri, che gridano allo scandalo dell’inciucio, salvo poi perfettamente allinearsi al famigerato avversario e ottenere di sotto banco la poltrona della vicepresidenza».

Tra i democrats c’è chi da un lato ricorda sibillino lo strano feeling mostrato da Berti e Zaia durante la campagna elettorale, specie nei confronti tivù, e chi dall’altro sottolinea come al governatore possano tornare utilissimi i 5 voti grillini, vista la risicata maggioranza in aula. Come lascia intendere il «tosiano» Casali («Lega e Forza Italia hanno firmato una cambiale in bianco ai grillini»), oltre a Moretti: «Il risultato bulgaro-leghista con il quale è stato eletto Berti fa pensare che da oggi il M5S farà da stampella alle eventuali defezioni di maggioranza. Qui ci sono due problemi – continua -. Il primo è che è stata la maggioranza a decidere chi dovrà rappresentare la minoranza, il secondo è che Berti avrà un doppio incarico, vice presidente e capogruppo, dettaglio non proprio in linea con quel che va dicendo il suo partito».

Lo speaker pentastellato rivendica invece di aver agito «nella massima trasparenza», sostiene di non aver chiesto «mai niente a nessuno, men che meno alla Lega» e rivela: «Il Pd, insieme ai “tosiani” che sono i loro più fedeli alleati, ci ha offerto di tutto, vice presidenze di qua e di là pur di accaparrarsi quella in commissione Sanità. Sono dei cannibali di poltrone. E invece noi riteniamo che questo sia un posto più che consono per la terza forza politica della Regione. Cittadini onesti che vigileranno sulla Sanità, il settore più delicato. Ora i vecchi partiti sanno che vuol dire avere i Cinque Stelle nel Palazzo».

Tra i presidenti delle altre commissioni, eletti pure ieri e riassunti qui a lato, si segnala Sergio Berlato di Fratelli d’Italia. Furioso per l’esclusione dalla giunta, il consigliere più votato del Veneto è stato accontentato con la presidenza della commissione monstre Attività Produttive-Agricoltura, che si occupa anche dell’adorata (da Berlato) «caccia-e-pesca».

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 15 luglio 2015 

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