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Consegne, tracciabilità, confezioni. Tutte le scommesse di cibo & tech. Un anno dopo Expo, a Milano il made in Italy a un maxievento sostenuto dal Cnr

Un round di finanziamento per 800 mila euro ricevuti da acceleratori e business angel. Lo ha appena chiuso la startup wineOwine che, attraverso un portale di ecommerce, vende nel mondo vino di piccoli produttori italiani selezionati. E ancora: un accordo per acquistare online frutta e verdura che viene consegnata sul posto di lavoro.

È la partnership tra Edenred (che ha inventato i buoni Ticket restaurant) e Near to You, un servizio per portare i prodotti agricoli dall’orto all’ufficio. Infine, l’invenzione tutta italiana del frantoio da cucina: una macchina compatta che spreme le olive e produce olio da consumare al momento. Nessuno ci aveva pensato prima. Si chiama, non a caso, Revoilution. A lanciare l’idea, un giovane bocconiano che vuole sfondare negli Usa.

Un anno dopo la partenza di Expo i temi legati a cibo e alimentazione continuano a far nascere imprese innovative. E Milano torna protagonista con Seed&Chips, un evento internazionale (11-14 maggio) dedicato al food tech e alle nuove frontiere della nutrizione. Sarà l’occasione per misurare lo stato di salute del settore, anche in Italia. Come anticipa, lanciando qualche avvertimento, Michele Costabile che insegna marketing all’università Luiss: «Il made in Italy nel settore va sempre molto forte. Nell’export non saremo grandi come numeri, ma siamo potenti». Nel 2015 il surplus commerciale per food & beverage è stato di 1,2 miliardi di euro mentre il valore delle esportazioni agroalimentari ha superato i 36 miliardi. Guai, però, a sentirsi appagati. Perché l’Italia, di fronte al fenomeno food tech che vanta investimenti mondiali da sei miliardi di dollari, rischia di rimanere alla finestra. «Bisogna reagire per non diventare terra di conquista dall’estero in settori come il food delivery, la tracciabilità, il packaging, l’open innovation dei campioni nazionali che promuovano l’ecosistema delle startup», spiega Costabile. A suo parere mancano venture capital con un’anima finanziaria che si sposi a quella industriale: «Difficile non è raccogliere capitali ma sapere dove investirli e come far crescere l’impresa». Ne sa qualcosa Antonio Pagliaro, inventore di Revoilution che, dopo mesi di studio sul prototipo di macchina e il modello di business per le vendite (ordini online, consegne a domicilio o in bar e ristoranti), lancia una campagna di crowdfunding: «C’è interesse sul progetto. Ciò che manca sono i capitali di partenza, siamo ancora ai contributi da family& friends». Nonostante gli ostacoli, Pagliaro non si perde d’animo: «Vogliamo rivolgerci al mercato Usa».

A Seed&Chips l’advisor scientifico sarà il Cnr. Dopo Expo, spiega Roberto Reali, del dipartimento Scienze bio agroalimentari dell’ente di ricerca, «è cresciuto l’interesse dei colossi hi tech come Ericsson o Cisco verso il binomio agricoltura e big data. Ci chiedono di capire come il digitale possa entrare nel settore, per migliorare i modi di produzione». Anche se «l’Italia non è Israele», avverte lo scienziato.

Fabio Sottocornola – il Corriere della Sera – 4 maggio 2016 

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