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Continua la tombola delle pensioni. Entro pochi mesi il Governo dovrà avere a disposizione un “giusto” piano per la revisione del sistema pensionistico

Il Sole 24 Ore sanità. È corsa contro il tempo per evitare di tornare, nel 2023, alla tanto temuta legge Fornero sulle pensioni. Quota 102, infatti, volge ormai a conclusione e tra poco meno di sette mesi il Governo dovrà avere a disposizione un giusto piano per la revisione del sistema pensionistico. Il dialogo tra le parti non sembra ancora far emergere una posizione netta-Come si va in pensione attualmente ? Nel 2022 è possibile con la pensione di vecchiaia a 67 anni, età che dovrà essere adeguata negli anni successivi in base all’aspettativa di vita, con un’ anzianità contributiva di almeno 20 anni. Ci sono poi diverse modalità di pensionamento anticipato, tra cui l’Ape volontario o sociale, l’ Isopensione, Quota 102, pensione anticipata per mansioni usuranti e infine pensioni per i lavoratori precoci e Opzione Donna. Resta, ancora, la possibilità di anticipare l’uscita, rispetto ai 67 anni, con il pensionamento a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.

Le proposte in campo sono tante, anche se alcune ripropongono alcuni numeri che sembrano più da estrazione della tombola che di approfondimento strutturale. Dopo quota 100 e 102 qualcuno comincia a parlare di quota 104. Con Quota 104 la penalizzazione potrebbe essere modesta e parametrata per ogni anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza con l’uscita Fornero che obbligherebbe l’uscita per la vecchiaia a 67 anni. Il presidente Inps, Pasquale Tridico, ha avanzato una proposta che punta a consentire l’anticipo a 63-64 anni della sola quota contributiva per poi recuperare la fetta retributiva al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 anni. . Il costo ipotizzato sarebbe di poco superiore ai 400 milioni al primo anno. Ma ancora nulla è certo sulle mosse che il Governo metterà in atto nei prossimi mesi. L’attesa infatti cresce e il ritorno ai colloqui è stato più volte richiesto tanto dai sindacati quanto dalle forze politiche. Intanto si va avanti con l’estrazione dalla tombola. Lega e Cisl puntano su Quota 41, sistema già previsto per i lavoratori precoci e che potrebbe essere allargato a tutti. Tutto risolto? Ovviamente no: l’attuale quota 41 in vigore prevede un calcolo dell’assegno con un sistema misto, contributivo e retributivo. La Quota 41 allargata a tutti, per motivi di costi, potrebbe arenarsi invece su un calcolo col contributivo integrale. L’Inps ha calcolato che un’estensione generalizzata di Quota 41 inciderebbe per più di 4 miliardi nel primo anno di “attivazione” per poi arrivare a superare la soglia dei 9 miliardi nell’ultima annualità di un percorso decennale. E inoltre se con Quota 41 per tutti la sforbiciata sull’assegno potrebbe arrivare anche al 10 per cento, con Quota 104 la penalizzazione potrebbe essere inferiore. Le prospettive fin qui paventate, però, non alletterebbero affatto i sindacati, che insistono sulla possibilità di consentire il pensionamento a 62 anni salvaguardando la quota retributiva o in alternativa con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Resta, poi, il grosso problema del recupero del valore delle pensioni. Affidato oggi alla perequazione automatica, che pochissimo ristoro dall’inflazione, bisognerà intervenire con altre iniziative che possa paragonarsi all’intervento sul cuneo contributivo per i lavoratori. Non essendo possibile realizzarlo per i pensionati (non esistono più i contributi) bisognerà puntare a una riduzione dei parametri fiscali sostenendo, ad esempio, una deducibilità di almeno il 50% del loro importo. Ovvero una possibile alternativa potrebbe essere quella di introdurre per le pensioni una vera e propria “Flat tax”. La “tassa piatta” è un sistema fiscale che potrebbe prendere il posto delle quattro aliquote Irpef e dei quatto scaglioni di reddito attuali, dando vita ad una tassa unica del 15/20 per cento, almeno fino all’importo di 100.000 euro di pensione. Peraltro molto simile al regime forfettario già in atto per le partite Iva.
In mancanza di una soluzione, dunque, cosa si farà? Le ipotesi sul tavolo porterebbero a due strade da percorrere. Infatti non è escluso un ritorno in toto alla riforma Fornero, ma potrebbe anche essere prorogata ancora di un anno la Quota 102. In quest’ultimo caso, però, l’esecutivo guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi dovrà far fronte al muro alzato negli scorsi giorni da Bruxelles, con l’Unione Europea che ha dato una netta bocciatura al rinnovo al pari di Quota 100.

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