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Contratti, dodici milioni di lavoratori senza rinnovi. Per i dipendenti pubblici una platea di 3,6 milioni un’attesa che dura da oltre 6 anni

Sono oltre 12 milioni i lavoratori in attesa del rinnovo del contratto di lavoro. E tra costoro c’è chi, come i dipendenti pubblici, una platea di 3,6 milioni di lavoratori, lo attende da oltre 6 anni. Nel dato complessivo ci sono poi 7,6 milioni lavoratori del settore privato, il cui contratto nazionale di categoria è scaduto nel 2015 o è in scadenza quest’anno; oltre 1,3 milioni di addetti il cui contratto è scaduto nel 2014 o in anni precedenti. A tracciare il quadro è il servizio contrattazione privata e politiche settoriali della Uil.

Per il leader del sindacato di via Lucullo, Carmelo Barbagallo, «le ripercussioni macroeconomiche di questa condizione di stallo sono evidenti: la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie nel primo trimestre del 2016 è stata la più bassa mai registrata dall’inizio delle serie storiche e cioè da 34 anni a questa parte». In tali condizioni, aggiunge, «la ripresa, nella migliore delle ipotesi, non potrà che essere lentissima».

TEMPI BREVI

Per mettere a punto una strategia unitaria, oggi si terrà l’attivo di Cgil Cisl e Uil, con la partecipazione di quasi mille delegati, oltre che dei tre segretari generali. Il fronte è caldissimo. Anche perché uno dei contratti considerato da sempre la guida nel privato, quello dei metalmeccanici, è in stallo da mesi. Proprio ieri il leader Fiom, Maurizio Landini, ha chiesto, a fronte di mancanza di novità, di aprire «a settembre unitariamente una fase di mobilitazione esplicita». La partita si intreccia con la riforma del modello contrattuale che, con il cambio della guardia in Confindustria tra Squinzi e Boccia, ha riavviato il confronto. Dopo un primo incontro tra i leader degli industriali e dei sindacati, ora stanno lavorando i tavoli tecnici, per poi tirare le prime fila il 29 luglio. Le tute blu sembrano essere chiamate a fare da apripista, ma la strada è in salita. Federmeccanica intanto rilancia la sua proposta: «un salario di garanzia per tutelare i lavoratori a più basso reddito e l’introduzione in tutte le aziende di un premio di risultato». La tensione si è sciolta almeno nel settore della raccolta dei rifiuti, su cui incombevano 48 ore di sciopero in settimana. È stata, infatti, raggiunta l’intesa per il nuovo contratto. E anche per gli statali qualcosa si muove, domani ci sarà la sottoscrizione della riduzione dei comparti, precondizione per lo sblocco. È infatti atteso l’atto di indirizzo che firmerà il ministro della P.a Marianna Madia (premiare il merito e le fasce di reddito più basse). Intanto i sindacati continuano a tenere d’occhio il Jobs act, o meglio il decreto correttivo approvato il mese scorso dal Cdm. Le modifiche introdotte fanno però storcere il naso alla Cgil. Il sindacato tra le novità scorge il rischio di controlli video più facili, almeno per le grandi aziende. In caso di mancato accordo con le organizzazioni dei lavoratori, denuncia la Cgil, basterebbe l’ok dell’Ispettorato, che sarebbe definitivo, «non appellabile».

Il Messaggero – 12 luglio 2016 

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