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Contratto della Pa, rinnovo più pesante per le «fasce basse». Martedì il ministro Madia incontra i sindacati

madiamaxiRitocchi contrattuali «inversamente proporzionali» ai livelli di reddito e rafforzamento in prospettiva della contrattazione decentrata saranno due dei principi guida nell’atto di indirizzo che alla Funzione pubblica si sta preparando in vista del riavvio delle trattative sul pubblico impiego. Il tema sarà al centro dell’incontro di martedì prossimo fra la ministra per la Pa e la Semplificazione Maria Anna Madia e i sindacati, in un confronto che correrà sui binari paralleli del rinnovo dei contratti e della riforma del pubblico impiego. I tempi, però, non si presentano brevi, perché ormai sembra prevalsa all’interno del Governo l’idea di sfruttare tutti i 18 mesi previsti dalla delega per affrontare il tema, dividendo la riforma delle regole sul personale da quella dei dirigenti che invece va presentata prima dell’estate perché in quel caso i mesi dati dalla delega sono 12. Nel calendario che si sta delineando il testo, che pure incontra più di una resistenza all’interno dell’alta burocrazia, dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri nei primi di agosto.

Insieme ai provvedimenti sulle Camere di commercio (altro argomento parecchio dibattuto) e sui dirigenti sanitari. L’indicazione a concentrare gli interventi salariali sulle fasce più basse di reddito nasce anche dalle risorse in gioco, che con 300 milioni (più una settantina che Regioni ed enti locali devono stanziare autonomamente) non permette certo aumenti ad ampio raggio, anche perché l’inflazione del periodo da recuperare è stata praticamente piatta. In questo quadro si iscrive anche il rafforzamento della contrattazione decentrata, che però ha bisogno del nuovo Testo unico anche per «delegificare» alcuni parametri rigidi sulla produttività fissati nel 2009 ma mai entrati in vigore. I tempi lunghi di una trattativa che non si annuncia semplice, poi, potrebbe aiutare a trovare nuove risorse nella manovra, come lo stesso governo ha ipotizzato in qualche occasione, ma il quadro di finanza pubblica rimane ricco di incognite e ogni previsione al riguardo è azzardata.

Al mondo del pubblico impiego sono state dedicate ben tre pubblicazioni (Occasional papers) realizzate da analisti della Banca d’Italia e disponibili da ieri sul sito web dell’Istituto. Negli studi si affrontano temi diversi che spaziano dalla distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia, con un’analisi econometrica effettuata sulle capacità di produzione nei servizi Anagrafe dei Comuni e sulla scarse performance di mobilità, fino alle motivazioni individuali che oggi portano a scegliere di lavorare nella Pa. L’ultima ricerca è invece sugli “Incentivi e la selezione nel pubblico impiego” e offre una panoramica sulle criticità di un sistema ancora troppo basato su criteri di reclutamento «meno selettive e più precarie», politiche retributive e di carriera che «remunerano poco l’istruzione e le competenze», procedure di selezione «rigide e orientate all’assunzione di profili generalisti».

Il Sole 24 Ore – 23 luglio 2016 

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