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Contro la legionellosi prevenzione negli impianti idrici. Vanno applicate le Linee guida del ministero della Salute. Obbligo di protocollo di controllo anche nei condomini

Nel maggio del 2015 sono state pubblicate dal ministero della Salute le nuove «Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi», un documento che estende l’obbligo di redigere un «Protocollo di controllo del rischio Legionellosi» anche ai condomìni e alle strutture civili in genere.

L’amministratore di condominio viene reso responsabile della realizzazione del «Protocollo di controllo del rischio Legionellosi», documento che deve contenere una “valutazione del rischio” con l’obiettivo di identificare tutti i fattori di rischio del condominio e, in particolare, degli impianti idrici (come l’impianto centralizzato per la produzione di acqua calda sanitaria), e una “gestione del rischio” nella quale vengono definite le procedure per la manutenzione degli impianti idrici nonché le procedure per i periodici controlli microbiologici dell’acqua erogata.

Che cos’è

Legionella è un batterio aerobio che vive nell’acqua. L’infezione per l’uomo si contrae inalando goccioline di acqua (termine tecnico: “aerosol”) provenienti da un impianto idrico contaminato.

Il batterio predilige temperature dell’acqua calda; l’intervallo ottimale per la crescita è tra i 35 e i 45 °C e per questo motivo lo si ritrova facilmente negli impianti per la produzione di acqua calda sanitaria.

In linea di principio, nei condomìni con la produzione di acqua calda sanitaria “centralizzata”, che viene accumulata all’interno di serbatoi di grandi dimensioni che favoriscono il ristagno dell’acqua e la ricrescita del batterio, il rischio è maggiore che in quelli in cui la produzione di acqua calda sanitaria avviene all’interno delle singole unità abitative, per esempio con caldaie murali. Il rischio principale risiede nei bollitori dell’acqua calda e nelle tubazioni delle parti comuni.

Rischi dalle incrostazioni

Esistono anche altri fattori che possono favorire la ricrescita di legionella negli impianti. Le incrostazioni calcaree, essendo porose, sono facilmente colonizzabile dalla legionella, che trova in esse una protezione da interventi di natura esterna (innalzamenti della temperatura, uso di disinfettanti chimici, eccetera). Le corrosioni delle tubazioni, invece, riducono la capacità dei disinfettanti normalmente impiegati per la protezione delle tubazioni.

Un corretto trattamento dell’acqua, in accordo alla Norma Uni – Cti 8065, consente di prevenire i fenomeni di incrostazione e di corrosione, mantenendo in perfetta efficienza gli impianti. Tale trattamento, reso obbligatorio del decreto Dpr 59/2009 e dal nuovo “Decreto Requisiti Minimi”, anche per gli impianti termici di potenzialità inferiore a 350 kW, consente un considerevole risparmio energetico, mantenendo nel contempo l’impianto in perfetta efficienza.

Intervenire preventivamente impiegando un idoneo trattamento dell’acqua contribuisce oltre che a far risparmiare energia anche a limitare la formazione di calcare e delle corrosioni che sono i principali agenti che concorrono allo sviluppo e alla crescita della Legionella. Nel caso in cui si riscontrino significative concentrazioni di Legionella pneumophila, è possibile risanare l’impianto utilizzando uno o più metodi di bonifica indicati nelle Linee guida ministeriali.

Tali metodi spaziano dall’innalzamento della temperatura all’utilizzo di disinfettanti chimici (biocidi), all’impiego di sistemi fisici come le lampade a raggi ultravioletti: il metodo più appropriato viene in genere selezionato in funzione del tipo di impianto, dei materiali utilizzati, delle semplicità e sicurezza d’impiego, dei costi di investimento e dei costi di gestione .

Stefano Bonfanti – Il Sole 24 Ore sanità – 5 gennaio 2016 

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