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Convenzioni. Sanità, ai privati padovani metà del budget regionale. Oltre 47 milioni di euro su 110 per ambulatori convenzionati con l’Usl 6 Euganea

Go (Cgil): «Investire nel pubblico è più conveniente, ma si privilegiano gli esterni»

I padovani spendono negli ambulatori privati convenzionati con la sanità pubblica quasi metà del budget per l’intera regione. L’Usl 6 Euganea trasferisce ai privati oltre 47 milioni di euro per il triennio 2018-2020 a fronte di uno stanziamento regionale complessivo – per le nove Usl – di 109 milioni. Una cifra che non trova corrispondenze o assonanza con nessun altra Usl regionale. Al secondo posto, per dire, si piazza l’Usl Berica che agli ambulatori privati convenzionati “gira” quasi 16 milioni di euro di prestazioni. Il raffronto non tiene nemmeno se si considerano gli abitanti di riferimento di ciascuna Usl: se è pur vero che quella padovana è la più grande con i suoi quasi 940 mila abitanti, è vero anche che la Marca trevigiana con poco meno di 900 mila abitanti investe nel privato meno di 11 milioni di euro. A conti fatto ogni padovano spende nel privato convenzionato ambulatoriale 51 euro, un trevigiano 12. Una situazione che non è sfuggita alla certosina opera di verifica che ha svolto Giancarlo Go della Fp Cgil di Padova: «La cosa che emerge lampante» rileva Go, «è la discrepanza che fra una Usl che conta numerosi ospedali – Padova, Piove di Sacco, Schiavonia, Cittadella e Camposampiero – e il fatto che sia costretta ricorrere a un numero – e un valore – di prestazioni nel privato convenzionato come nessuna altra Usl veneta. Due sono le cose: o i nostri ospedali sono sottodimensionati e sottopotenziati, tanto da non riuscire a garantire la risposta all’utenza se non con il ricorso massiccio al privato, oppure nel padovano c’è un consumismo sanitario fuori controllo. O il pubblico ha deciso di finanziare il privato? Padova vanta anche l’Azienda ospedaliera universitaria, tutto si può immaginare, tranne che manchino le strutture pubbliche o la qualità del servizio sanitario pubblico». L’Usl 6 Euganea si appoggia per l’attività ambulatoriale privata a 55 centri medici e 20 medici specialisti. «Un numero così elevato di privati convenzionati» fa notare Go, «non ha eguali in nessun altro territorio. Nel 2016, nel libro bianco dell’allora Usl 16 – il testo che fa la radiografia completa di tutti i servizi e le strutture dell’azienda sanitaria, veniva rilevata proprio questa storica massiccia presenza di privati convenzionati». Dei 47 milioni di euro dirottati nel privato, la parte più consistente, poco più di 20 milioni, è riservata alla Diagnostica per immagini, vale a dire raggi, tac, ecografie e risonanze magnetiche. Sono poco meno di 13 i milioni destinati alla Medicina fisica riabilitativa, poco più di 7 quelli per le visite specialistiche, quasi 6 per laboratorio e 1,3 per Ossigenoterapia e camera iperbarica. «In particolare la Riabilitazione e la Diagnostica per immagini» sottolinea il sindacalista Cgil, «è demandata in quota massiccia al privato: nel 2015 l’Usl 16 padovana erogava 96 mila prestazioni di riabilitazione e il privato convenzionato 950 mila, le radiografie erano 66.800 quelle fatte in ospedale e quasi 220 mila quelle fatte nei centri privati». A fianco dei finanziamenti per il convenzionato ambulatoriale, ci sono quelli per il convenzionato ospedaliero: in questo caso a portarsi a casa la fetta più grande del plafond regionale di 117 milioni di euro è l’Usl Scaligera (57). E Verona come Padova oltre agli ospedali ha l’Azienda ospedaliera universitaria. «Nell’ambito dell’Usl 6» conclude Go, «i dati dell’ex Usl 15 dell’Alta padovana, quella che storicamente ha fatto meno ricorso al privato convenzionato, dimostrano che garantire i servizi in house assicura costi più bassi e bilanci più sani. L’Usl dovrebbe quindi investire su di sè, assumendo personale. Molti dei lavoratori che oggi sono nel privato dovrebbero trovare posto nel pubblico. Qualcuno dovrebbe spiegare perché manteniamo tutte queste strutture private e non investiamo nelle pubbliche». (Elena Livieri)

IL MATTINO DI PADOVA – Martedì, 27 marzo 2018

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