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Corte dei conti: anche il danno all’immagine dell’Asl è danno erariale del professionista: ha ingenerato disaffezione verso l’azienda

Comportamento “contrario ai doveri d’ufficio e idoneo a diffondere nell’opinione pubblica un senso di sfiducia nell’azione del pubblici dipendenti, ed in particolare di chi è preposto alla erogazione di un servizio fondamentale-la tutela della salute- esercitato nei confronti di soggetti deboli”.

Con queste parole riportate sul sito www.fnomceo.it, la Corte dei Conti toscana ha condannato una ginecologa di Bibbiena sia per danno erariale sia per danno all’immagine dell’Asl, per aver in qualche modo ingenerato disaffezione dei cittadini verso l’azienda pubblica. La ginecologa era stata condannata a due anni per concussione e peculato (articoli 317 e 314 c.p.) perché sue visite effettuate sulle pazienti durante l’orario di lavoro erano eseguite come prestazioni libero professionali; inoltre, per alcune prestazioni in libera professione intramoenia, riscuoteva senza versare il 15% all’Asl. La ginecologa aveva patteggiato la pena e l’ultima parola l’ha detta la Cassazione a giugno 2013. Intanto era stato attivato alla Corte dei Conti un procedimento per danno erariale nel quale oltre al danno diretto patrimoniale all’Asl pari a circa 6.000 euro, i giudici contabili hanno ravvisato un danno all’immagine dell’Azienda per il quale è arrivata la condanna ad altri 5 mila euro di risarcimento a fine agosto scorso. Non è il solo caso da segnalare nell’Aretino. Il 26 agosto con sentenza 155 la Corte dei Conti ha condannato un altro medico ospedaliero che si era messo in aspettativa con l’Azienda per assistere un congiunto e però visitava privatamente, e in questo caso il danno erariale rilevato è stato di oltre 33 mila euro.

La novità nell’indirizzo dei giudici contabili sta nel danno all’immagine, in una stagione in cui il pubblico fattura meno perché il costo del ticket rende più competitiva l’erogazione di una prestazione nel privato. Spetta alle regioni provvedere a un sistema di controllo informatizzato che metta in condizione le aziende sanitarie, ai sensi della Legge Balduzzi, di controllare l’attività libero professionale intramuraria allargata, che si svolge fuori ambito ospedaliero ed è meno sorvegliabile: è qui che si possono annidare singoli casi di evasione», dice Nicola Preiti vicesegretario Cgil Medici. «Ove i comportamenti irregolari fossero diffusi a più professionisti, ferma restandone l’esecrabilità, anche l’Azienda sanitaria (è la linea Cgil) andrebbe chiamata a spiegare quali controlli ha attivato sull’intramoenia e con quali risultati».

Mauro Miserendino – Doctor33 – 20 settembre 2014 

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