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Corte dei conti: crescono debiti delle Asl verso i fornitori

Continua a crescere vertiginosamente il debito di Asl e ospedali verso i fornitori di beni e servizi indispensabili per far marciare la macchina della sanità pubblica. Nel 2011 ha raggiunto un’esposizione che varia tra i 37 e i 40 miliardi di euro, a un ritmo almeno del +5-10% rispetto all’anno precedente.

Un saldo negativo che vede in debito d’ossigeno soprattutto le Regioni a statuto ordinario e in massima difficoltà quelle commissariate e sottoposte a piani di rientro dai deficit. Un vero e proprio macigno per i conti regionali – e naturalmente per i creditori che devono aspettare in media più di un anno prima di ottenere i rimborsi – sui quali il peso della spesa sanitaria rispetto alla spesa corrente complessiva diventa sempre più ingombrante: in media, nel 2011, la spesa sanitaria ha raggiunto il 74,5% dell’intera spesa corrente locale (+1,5% sul 2010) ma con punte dell’88,7% in Veneto e con valori dell’81,3% nelle Regioni ordinarie, contro il 51,8% in quelle a statuto speciale.

Arriva dalla Corte dei conti, con il rapporto alle Camere sulla finanza regionale 2011, il check più aggiornato delle sofferenze debitorie verso i creditori privati da parte del Servizio sanitario nazionale. «Un fenomeno preoccupante e imponente» che rappresenta «un sintomatico indicatore di rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio», sottolinea la magistratura contabile. Che a proposito dei ritardi nei pagamenti a fornitori non esita a definire il problema «di dimensione patologica».

L’analisi della Corte dei conti – anticipata in un ampio servizio dell’ultimo numero del settimanale «Il Sole-24 Ore sanità» – riguarda l’esposizione debitoria di tutti gli enti del Ssn (Asl, ospedali, policlinici, Irccs) che a fine 2010, includendo anche quelli per mutui e verso aziende sanitarie extraregionali, aveva raggiunto i 53 miliardi.

Di questa somma, le pendenze verso i fornitori privati, rappresentano la fetta preponderante. Anche se nel computo totale della Corte dei conti per il 2011 mancano, perché non trasmessi dalle regioni, i valori dei debiti verso i fornitori di quattro Regioni con la sanità commissariata (Lazio, Campania, Abruzzo, Calabria) e di un’altra (la Sicilia) sotto piano di rientro dal disavanzo. Per tutte le altre Regioni, con l’eccezione della Liguria che ha fatto segnare un calo del debito del 9%, il 2011 ha fatto segnare ancora una volta una crescita che varia dal +0,24% della Lombardia (2,5 miliardi di esposizione totale) al +20,5% della Puglia (1,99 miliardi) tra le Regioni ordinarie, e dal +1,9% del Friuli Venezia Giulia (238,7 milioni) al +11,4% della Sardegna tra quelle speciali.

Di qui l’aumento esponenziale del debito della sanità regionale verso i fornitori. Se (ottimisticamente) le cinque Regioni che non hanno fornito i dati avessero mantenuto nel 2011 un’esposizione pari a quella del 2010 (18,8 miliardi in totale), il debito verso i fornitori di Asl e ospedali nel 2011 avrebbe toccato quota 37 miliardi (+1,5 miliardi sul 2010). Se, invece, molto verosimilmente il debito anche in quelle cinque Regioni è cresciuto al ritmo fatto registrare in tutta Italia, ecco che la cifra lieviterebbe notevolmente, attestandosi verso quota 40 miliardi di debiti da pagare ai fornitori.

Una montagna di fatture insolute impossibile da scalare nel breve termine, nonostante il piano governativo di velocizzazione dei pagamenti. E un fardello ancora più pesante per le Regioni che proprio sui conti della sanità ipotecano la grandissima parte dei propri bilanci: in soli due anni il peso della spesa sanitaria rispetto alle uscite correnti locali è cresciuto del 2% (dal 72,3 al 74,5%). Chissà se la nuova stagione dei tagli e della spending review farà ora invertire la rotta.

Il Sole 24 Ore – 11 settembre 2012

 

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