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Corte dei Conti: forte aumento del fisco deprime la crescita

L’allarme della Magistratura contabile. «Freno alla domanda» dovuto alla «netta riduzione del reddito disponibile delle famiglie e alla drastica riduzione degli investimenti pubblici»

ROMA – L’Italia annaspa per l’eccessivo peso delle tasse. Un quadro ormai noto, ma rilevato con grande evidenza dalla Corte dei Conti: «È naturale chiedersi se correzioni così sbilanciate sul fronte delle entrate, e quindi così negative per la crescita, non siano alla base dei ricorrenti segnali di sfiducia dei mercati». L’affermazione è del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in audizione al Senato. Parlando degli «effetti depressivi delle misure di contenimento del disavanzo» il presidente della magistratura contabile spiega che al «deterioramento dello scenario di crescita» contribuiscono «effetti di freno alla domanda associati alla stessa composizione della manovra di finanza pubblica soprattutto a causa della netta riduzione del reddito disponibile delle famiglie (aggravata dal forte aumento della pressione fiscale) e della drastica riduzione degli investimenti pubblici».

FIDUCIA IN CALO – Già «nell’esaminare la manovra d’estate» la Corte dei Conti in audizione al Senato aveva sottolineato come «un aspetto molto delicato riguardasse il difficile dosaggio tra le misure di riequilibrio della finanza pubblica e l’esigenza, anch’essa prioritaria, di recuperare condizioni e strumenti per una meno fragile crescita economica;,essendo evidente che, per un paese con uno stock di debito pubblico superiore del 20 per cento al livello del Pil soltanto una stabile maggiore crescita economica consente realistici percorsi di rientro». Una valutazione per grandi aggregati della manovra governativa per il periodo 2010-2014, rileva il presidente della Corte dei Conti, «mette in luce come una riduzione dell’indebitamento dell’ordine di 75 miliardi si realizzerebbe attraverso un aumento del livello delle entrate totali delle amministrazioni pubbliche di circa 117 miliardi e un aumento delle spese totali di circa 45 miliardi. Alla fine del periodo la dimensione assoluta del bilancio pubblico (entrate più spese) sarebbe molto superiore ai livelli attuali». E da questo quadro che emerge uno sbilanciamento sulle entrate che può incidere sulla fiducia dei mercati. «Un dubbio che trova sostegno in un dato di fatto: l’Italia è già oggi il paese con il più basso rapporto indebitamento/Pil e sarebbe il primo a conseguire il pareggio, e tuttavia è, tra i paesi europei, quello costretto a pagare un elevato premio per il rischio sul proprio debito sovrano».

LIBERARE RISORSE – Così la Corte dei Conti avverte: «Una modifica di strategia – molto più attenta alla composizione degli interventi correttivi – attenuerebbe i rischi di obiettivi sempre più ambiziosi di riduzione del disavanzo tendenziale che la recessione, indotta dalle restrizioni di bilancio e in special modo dall’innalzamento della pressione fiscale, renderebbe difficilmente raggiungibili. In conclusione, si rafforza nella Corte la convinzione che la traccia da seguire dovrebbe puntare a un effettivo ridimensionamento del peso del bilancio pubblico (entrate più spese) sul prodotto interno lordo, così da liberare risorse per far crescere il livello della domanda degli operatori di mercato e che, dunque, la conciliazione tra rigore e sviluppo debba essere trovata all’interno di manovre di risanamento che non separino gli interventi di riforma da quelli di riduzione del disavanzo».

Coriere.it – 3 novembre 2011 15:00

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