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Corte dei Conti: la stretta finanziaria rischia di alimentare nuovi squilibri. Altri tagli alla sanità ricadrebbero su qualità dei servizi e farebbero aumentare le tasse

di Ernesto Diffidenti. Sono tutte in aumento le voci del bilancio sanitario 2014 ma non abbastanza per garantire «l’accesso dei pazienti a farmaci e tecniche di cure innovative», in altre parole per «offrire un’adeguata assistenza ad una popolazione sempre più longeva». E’ l’analisi della Corte dei conti messa nero su bianco nelle Prospettive della finanza pubblica dopo la Legge di stabilità.

La spesa per il 2014 è stata stimata a quota 111.475 milioni, in aumento del 2% rispetto all’esercizio precedente; crescono anche i redditi da lavoro dipendente (+0,1%) e i consumi intermedi (+3,8%). Non è da meno la spesa dei «produttori market» (+2%), un aggregato dove la farmaceutica presenta un aumento dell’1,5% mentre la medicina di base un incremento dello 0,1% risentendo degli effetti dei limiti agli incrementi retributivi al personale convenzionato con il Ssn.

Per le altre prestazioni in convenzione è stata ipotizzata una variazione del 3,4% mentre le altre componenti di spesa (pari a 5 miliardi nel 2014) sono previste in aumento del 6,7 per cento.

Cresce, dunque, la spesa sanitaria ma in linea con le aspettative del Prodotto interno lordo le cui performance sono in costante discesa.

I calcoli si accavallano: nel periodo 2015-2018, secondo la Corte dei conti, per la spesa sanitaria si prevede una crescita del 2,1% medio annuo, inferiore alla variazione attesa del Pil nominale (+3 per cento annuo): l’incidenza della spesa sul prodotto appare in riduzione, passando dal 7% del 2014 al 6,8% del 2018.

Osservando, invece, il livello di finanziamento contenuto nel Patto della salute rispetto alle dinamiche del Pil gli importi che ne derivano sono significativamente inferiori a quelli calcolati nel luglio scorso, ossia poco meno di 1,7 miliardi nel 2015 e 2,7 miliardi nel 2016 a partire dai dati tendenziali. E ciò senza modificare l’ammontare del 2014 che è stato rivisto in aumento nel Patto di oltre il 2,7% a fronte di una crescita prevista allora in aumento dell’1,7 per cento. Valore ridimensionato nell’ottobre scorso ad un più modesto +0,5 per cento. E per la Corte «la soluzione che sembra profilarsi con l’accordo Stato/Regioni in corso di definizione potrebbe mantenere il profilo di spesa in linea con il tasso di crescita più aggiornato».

Da questo trend si rafforza la preoccupazione «di come rispondere alle necessità di un settore che, pur scontando ancora margini per un recupero di efficienza al suo interno, deve affrontare costi crescenti per garantire l’accesso a farmaci e tecniche di cura innovative e offrire adeguata assistenza ad una popolazione sempre più longeva. L’allentamento del vincolo finanziario – è scritto nel rapporto – poteva consentire di affrontare con più facilità nodi irrisolti (revisione dei Lea, finanziamento delle strutture sanitarie, revisione dei criteri di riparto delle risorse tra le regioni, revisione delle compartecipazioni alla spesa, un ripensamento delle esenzioni), che il nuovo Patto della salute ha solo elencato rinviandone la definizione. Elementi che, se non risolti, rischiano di alimentare nuovi squilibri e di incidere negativamente sulle aspettative della popolazione».

Il documento della Corte dei conti sulle prospettive della finanza pubblica

Il Sole 24 Ore sanità – 25 febbraio 2015 

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