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Relazione costo del lavoro pubblico 2013. Personale in calo nel Ssn. E scendono anche costi e retribuzioni

11medici--258x258Meno personale, meno costoso e con retribuzioni più basse nel Ssn. Questo, in sintesi, il risultato dell’analisi che la Corte dei conti fa nella sua Relazione 2013 sul costo del lavoro pubblico, appena pubblicata. Il personale del comparto sanità (717.670 unità complessive) – si legge nella relazione -, assorbito per il 93% dal personale delle aziende sanitarie e concentrato nelle strutture con un numero di dipendenti compreso tra 1.000 e 5.0007, accentua la riduzione registrata nel precedente anno (-1,5%), in relazione alle misure di contenimento della spesa, previste dalla legge finanziaria per il 2007 (art. 1, comma 565). La relazione 2013 sul costo del lavoro pubblico e le tabelle

Misure confermate dal Patto per la salute per il periodo 2010-2012 e dalla legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009), nonché all’ulteriore impegno alla riduzione della consistenza di personale in connessione con i processi di riorganizzazione, ivi compresi quelli di razionalizzazione ed efficientamento della rete ospedaliera.

Coerente con tali politiche si presenta la riduzione della dirigenza esterna (direttori generali e direttori sanitari, amministrativi e dei servizi sociali) che si contrae, nel triennio considerato, del 10,2%. Il 2011 segna una maggior riduzione, rispetto agli anni considerati, della dirigenza medica (-1,5%) e del personale non dirigente (-0,7%) che mostra una maggiore dinamicità nell’ambito del personale tecnico e amministrativo rispetto al personale infermieristico, sostanzialmente stabile nel triennio.

Contribuiscono, inoltre, all’equilibrio numerico del comparto anche gli effetti delle politiche di stabilizzazione avviate (oltre 2.500) che, tuttavia, non hanno evitato un significativo ricorso al personale a tempo determinato (4% del complesso del personale), indice di una sofferenza nel garantire la continuità nell’erogazione dei servizi.

Dal punto di vista economico, il servizio sanitario nazionale mostra una diminuzione di spesa dell’1,4%, riferibile alle voci stipendiali che assorbono più del 70% del complesso (oltre l’84% per il personale non dirigente). La variazione registrata, che si ridimensiona se depurata dalla componente arretrati percepita nel 2010 dalla dirigenza a seguito del rinnovo relativo al biennio economico 2008-2009, è in linea con la diminuzione di personale.

Significativa appare, comunque, la diminuzione della spesa per il personale dirigente che risente inoltre, come già ricordato, del blocco del turnover nelle Regioni in piano di rientro, delle politiche di contenimento delle assunzioni messe in atto autonomamente dalle Regioni non sottoposte ai piani di rientro e dell’applicazione delle ulteriori misure di contenimento previste per tutto il personale pubblico.

Passando all’esame dell’evoluzione delle retribuzioni medie, i relativi valori, sotto il profilo metodologico, si riconducono al rapporto tra la spesa per voci stipendiali e trattamento accessorio (al netto degli arretrati) e le unità annue; vanno escluse, per non falsare la base di riferimento, le voci di spesa non aventi carattere direttamente retributivo (assegni familiari, buoni pasto, coperture assicurative) nonché alcune indennità che non rivestono per legge o per disposizioni contrattuali carattere retributivo come le indennità di servizio all’estero, l’indennità di esclusività percepita dai medici e dagli altri dirigenti del servizio sanitario nazionale, l’indennità e il trattamento aggiuntivo in favore del personale universitario che presta servizio presso le strutture sanitarie, il trattamento accessorio corrisposto al personale in posizione di comando o distacco presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Per quanto riguarda i trattamenti integrativi per il personale non dirigente, il 17% per cento delle istituzioni esaminate segnala incrementi nel valore dei diversi fondi sommati tra loro4, con uno scostamento percentuale dai valori teorici dello 0,7%, percentuale che si attesta

all’1,1% se si considerano anche le mancate riduzioni.

Per la dirigenza amministrativa la percentuale di enti con fondi in crescita ovvero non ridotti come da disposizioni normative è del 43 per cento.

Per la dirigenza medica, infine, il valore dei fondi risulta superiore del 2,4% alle teoriche risultanze connesse con l’applicazione della normativa. Quanto sopra, per effetto della crescita evidenziata nel 18% degli enti interessati ovvero per mancate o irregolari riduzioni.

Di particolare rilievo appare l’individuazione del personale con contratti di lavoro flessibile la cui crescita ha spesso, seppur parzialmente, compensato i vincoli posti dal legislatore alla crescita del personale pubblico. Anche in tal caso appare significativo distinguere tra le annualità antecedenti il 2009 e il triennio successivo. Il periodo 31.12.2001-31.12.2008 è caratterizzato dall’andamento in forte crescita del personale a tempo determinato (concentrato essenzialmente nell’ambito dei comparti Regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale), con un incremento del 37,5% e, nel contempo, da una decisa flessione dei lavoratori socialmente utili (-63,1%).

Il periodo successivo (31.12.2008–31.12.2011) registra un’inversione di tendenza nell’ambito del personale a tempo determinato (-15,2%; -3,6% nel 2011) da ricondurre, da un lato, alle disposizioni che hanno nuovamente irrigidito la possibilità per le pubbliche amministrazioni di assumere con contratti di lavoro diversi da quelli a tempo indeterminato e, dall’altro, all’avvio di un programma straordinario di stabilizzazione volto a ridurre significativamente il fenomeno del precariato.

Gli enti del comparto Regioni e autonomie locali hanno utilizzato il maggior numero di personale con contratto di lavoro flessibile (circa 50.000 unità annue) che, tuttavia, ha registrato una consistente flessione (-6,8%), mentre il comparto sanità ha utilizzato una quantità di contratti flessibili pari a circa 35.200 unità annue ma con un tasso di riduzione molto più accentuato (-12,3%). Seguono i dati registrati dalle Regioni a statuto speciale e dalle Province autonome di Trento e Bolzano (circa 6.600 unità nel 2011, con esclusione del personale scolastico non di ruolo delle Province di Trento e Bolzano).

Anche le altre tipologie di flessibilità (lavoratori interinali e lavoratori socialmente utili) sono presenti in numero rilevante solo nel comparto Regioni ed enti locali e nella sanità, mentre nei restanti comparti la consistenza è più limitata. dal personale delle aziende sanitarie e concentrato nelle strutture con un numero di dipendenti compreso tra 1.000 e 5.0007, accentua la riduzione registrata nel precedente anno (-1,5%), in relazione alle misure di contenimento della spesa, previste dalla legge finanziaria per il 2007 (art. 1, comma 565) e confermate dal Patto per la salute per il periodo 2010-2012 e dalla legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009), nonché all’ulteriore impegno alla riduzione della consistenza di personale in connessione con i processi di riorganizzazione, ivi compresi quelli di razionalizzazione ed efficientamento della rete ospedaliera.

Coerente con tali politiche si presenta la riduzione della dirigenza esterna (direttori generali e direttori sanitari, amministrativi e dei servizi sociali) che si contrae, nel triennio considerato, del 10,2%. Il 2011 segna una maggior riduzione, rispetto agli anni considerati, della dirigenza medica (-1,5%) e del personale non dirigente (-0,7%) che mostra una maggiore dinamicità nell’ambito del personale tecnico e amministrativo rispetto al personale infermieristico, sostanzialmente stabile nel triennio. Contribuiscono, inoltre, all’equilibrio numerico del comparto anche gli effetti delle politiche di stabilizzazione avviate (oltre 2.500) che, tuttavia, non hanno evitato un significativo ricorso al personale a tempo determinato (4% del complesso del personale), indice di una sofferenza nel garantire la continuità nell’erogazione dei servizi.

Per il turn over, la maggioranza dei comparti evidenzia, a livello complessivo, valori inferiori al 50%18, ad indicare una non completa sostituzione del personale cessato, con l’eccezione delle agenzie fiscali (ove il dato, pari al 138,7%, risente del trasferimento di personale proveniente dal Ministero dell’economia e finanze), del servizio sanitario nazionale (79,9%, più accentuato nell’ambito dei profili del ruolo sanitario del personale non dirigente) e negli enti di ricerca (100,6%), esclusi nel Di particolare interesse si presenta la lettura di tali dati distinguendo, da un lato, tra personale dirigente e non dirigente e considerando, dall’altro, gli effetti dei passaggi verticali che comunque concorrono alla programmazione delle assunzioni.

Sotto il primo profilo, nettamente superiori si presentano, in tutti i comparti, gli indici di sostituzione del personale dirigente che, dopo la forte riduzione registrata nel precedente periodo, segna un rallentamento nel 2011. Tali indici appaiono particolarmente consistenti nell’ambito degli enti pubblici non economici (87,2%), agenzie fiscali (79,2%), Presidenza del Consiglio dei ministri (95,7%) e servizio sanitario nazionale (medici: 73,4%, dirigenti non medici: 72,1%), mentre più contenuti quelli registrati dal comparto Regioni ed enti locali (44,4%) e università (59,3%), in coerenza con i più stringenti vincoli introdotti dal 2011 e con la maggiore responsabilizzazione finanziaria degli enti sui cui bilanci ricade la spesa per il personale.

Decisamente inferiori appaiono invece gli indici relativi al personale non dirigente che, in alcuni comparti, si avvicina al tetto previsto nelle disposizioni di contenimento come nel caso dei ministeri (29,6%), Regioni ed enti locali (37,6%) e Presidenza del Consiglio (39,3%).

Il Sole 24 Ore sanità – 29 giugno 2013 

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