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Covid. Lo scudo più efficace è l’immunità ibrida. A confermarlo sarebbero studi Nature e Iss per cui l’ideale è il mix di vaccini e infezioni pregresse nella popolazione

Il Sole 24 Ore, Marzio Bartoloni. Il traguardo dell’endemia, la convivenza con il virus, sembra avvicinarsi ogni giorno di più. Ma per la Cina la strada da fare potrebbe ancora essere lunga perché nel passaggio dal “Covid zero” al liberi tutti di questi giorni le manca un passaggio fondamentale conquistato con fatica (e diversi morti) dai Paesi occidentali, compresa l’Italia, e cioè la cosiddetta «immunità ibrida», quella data cioè dalla vaccinazione più il contagio. Si tratta di uno scudo – una immunità di gregge “potenziata” – che finora sta funzionando nel tenere a bada il Covid e che nonostante possibili nuove ondate di contagi non mette sotto stress gli ospedali, riducendo le malattie gravi e quindi i decessi. A confermarlo sono due recenti studi, uno di «Nature» che mostra come l’immunità ibrida riduca anche la capacità di contagiare gli altri e il secondo dell’istituto superiore di Sanità che stima in 55 milioni gli italiani che sono stati infettati o si sono vaccinati.
Un traguardo appunto raggiunto prima con un duro lockdown e poi con aperture graduali di pari passo con una vaccinazione di massa (50 milioni gli italiani con almeno due dosi) seguita anche da una diffusione altrettanto massiccia delle infezioni, soprattutto sulla spinta di Omicron e della sua ampia famiglia di sottovarianti. «La massima protezione contro l’infezione da Sars-Cov-2 e la malattia Covid-19 severa, nella nostra popolazione, si osserva – scrive l’Iss nel suo studio – in presenza di una immunità “ibrida” ovvero dovuta all’effetto combinato della vaccinazione e della pregressa infezione». Ma sempre l’Iss avverte nel suo studio come «il rischio di malattia severa sia 80 volte maggiore in chi non è vaccinato e non ha avuto diagnosi rispetto a chi è vaccinato e ha una diagnosi recente». Si tratta in pratica della condizione in cui si potrebbero trovare decine di milioni di cinesi, totalmente scoperti per due motivi: il virus finora è circolato troppo poco grazie proprio alle politiche di Covid zero e per il fatto che la popolazione è scarsamente vaccinata soprattutto nelle fasce più anziane, quelle più a rischio. «In Cina avendo avuto una specie di cappa dovuta al lockdown continuo non hanno certo esercitato il loro sistema immunitario che oggi viene messo a sfida da una circolazione continua del virus», avverte Giorgio Palù presidente dell’Agenzia italiana del farmaco.

Non è tutto: lo scudo assicurato dall’immunità ibrida – più efficace se l’ultima dose di vaccino è recente – offre anche una protezione maggiore nella diffusione del virus: secondo uno studio condotto da ricercatori della University of California San Francisco nelle carceri e pubblicato su «Nature Medicine», le persone che hanno alle spalle sia un’infezione pregressa che un vaccino recente hanno il 40% di probabilità in meno di trasmettere il virus. In particolare quello che è stato osservato durante la prima ondata Omicron è che, quando la vaccinazione e il booster erano fatti di recente, contribuivano a limitare la diffusione di Covid all’interno degli istituti di pena esaminati.

Ovviamente la strada verso l’endemia dipenderà sempre dalla comparsa o meno di nuove varianti più patogene (oltre che più contagiose), cosa poco probabile ma non impossibile. Finora le oltre 600 varianti conosciute non preoccupano, anche quelle provenienti dalla Cina: «Da quello che abbiamo visto a Fiumicino, dove abbiamo testato e sequenziato i passeggeri cinesi, abbiamo trovato varianti già presenti da tempo in Europa e quindi in Italia. Sono varianti e sottovarianti ampiamente coperte dai nostri vaccini e dall’immunità ibrida. Il nostro Paese per ora è molto ben protetto», assicura il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia .

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