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Crisi e consumi. Commercio ko a Vicenza, soffrono ristoranti

Duecento negozi chiusi ogni mese. In un anno quasi triplicate le cessazioni nel settore terziario. Impietosi i dati Ascom: nei primi sei mesi del 2012 il saldo è stato di -473 attività. Soffrono i ristoranti

Vicenza. Lo tsunami del commercio era partito nel 2008, ma è oggi che il terremoto del terziario sta mietendo vittime giorno dopo giorno. Sono i dati forniti dalla Confcommercio a dare la misura di una crisi che non si ferma e che colpisce soprattutto il settore dell’abbigliamento. Nei primi sei mesi del 2012 sono cessate 1.208 attività, praticamente duecento al mese se si guarda ai numeri numeri e crudi, sette al giorno, sommando le chiusure di 951 attività del commercio e le 257 di alberghi e soprattutto bar e ristoranti.

 COMPARTO IN CRISI. Il saldo non è meno preoccupante, -373 se si considera il solo commercio, -473 se si leggono i numeri degli alloggi e della ristorazione del comparto turismo che segnano un -100 nei primi sei mesi di quest’anno. Un’ecatombe insomma, anche se qualche segno di speranza la danno i nuovi commercianti, quelli che coraggiosamente hanno deciso di iniziare un’attività nonostante la crisi dei consumi. Dalla Camera di commercio infatti si registrano 578 iscrizioni (di cui 222 nel commercio al dettaglio) e 157 nuove attività tra alloggi e ristorazione.

PICCOLI SEGNALI. Nonostante qualche piccolo segnale di ottimismo il 2012 resta un anno orribile per il commercio. «L’onda lunga della crisi – commenta il vicedirettore di Confcommercio, Ernesto Boschiero – è arrivata adesso con tutta la sua forza». I numeri delle “mortalità” infatti sono di fatto più che raddoppiate in appena un anno. Nello stesso semestre del 2011 infatti le cancellazioni erano state 716 contro le 571 nuove iscrizioni segnando un saldo di -145 e il saldo del turismo (alloggi e ristoranti) si era fermato a -50. In un anno un disastro annunciato e pochi segnali di ripresa. «I nodi vengono al pettine, c’è poco da fare – commenta Boschiero mentre legge i numeri della crisi del commercio -. I primi segnali della stagnazione dei consumi erano iniziati nel 2008, poi anno dopo anno, le cose sono peggiorate».

L’ANNO ORRIBILE. Ma a colpire tutti gli osservatori è la rapidità con cui molti negozianti hanno deciso di dire basta da un anno all’altro. «Abbigliamento, bar, ristoranti, ma anche vendita o noleggio di film e musica, sono i comparti più colpiti – sottolinea Boschiero -, senza contare tutto quello che ruota attorno al turismo. Poco da fare, circolano meno risorse nelle famiglie e chi ha disponibilità di denaro ci pensa mille volte prima di spendere. In una parola, manca la fiducia».

GRANDI GRUPPI. Una crisi che colpisce anche i grandi gruppi e non solo le piccole attività. «Del resto l’aumento delle accise della benzina ha dato il colpo di grazia». Certo, qualche responsabilità ce l’hanno gli stessi commercianti, secondo i vertici dell’Ascom. «Soffrono di più quelle attività che non hanno investito in formazione e quei negozi generalisti. Il segreto per restare in piedi è quello di specializzarsi ed essere professionali. Il cliente vuole questo. Bisogna investire su commesse preparate e avere una strategia di marketing». I prossimi visitatori alla mostra in Basilica possono rappresentare ossigeno per il commercio della città? «Certo – risponde Boschiero – noi siamo pronti». Dati che peraltro confermano le indicazioni che arrivano dalla Confcommercio nazionale che prevede per quest’anno un calo del 3,3% dei consumi pro capite, peggiore rispetto al 2011 con un taglio alle attività commerciali fino a 150 mila imprese. Una lotta per la sopravvivenza.

Il Giornale di Vicenza – 5 settembre 2012

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