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Dai Lea ai farmaci, il mosaico incompiuto della Sanità. Fatta la legge di bilancio restano in mezzo al guado partite importanti. L’incognita dell’eventuale sostituzione della ministra Lorenzin

La partita da 800 milioni per i nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza) che in attesa di un via libera definitivo del decreto lascia ancora tutti in fibrillazione. I contratti e le convenzioni per medici e personale in alto mare. Le regole della manovra 2017 per farmaci oncologici e innovativi da applicare. Le nomine in ballo all’Aifa e al ministero.

Quelle leggi indispensabili per il sistema, e per le categorie, che rischiano di non vedere mai la luce in Parlamento in questa legislatura. E se non bastasse, i rapporti con le regioni che restano per tanti versi poco sereni, a partire dalla tenuta del finanziamento, nonostante l’ala renziana dei governatori almeno prima della crisi non fosse di sicuro minoritaria. Ce ne è davvero quanto basta per capire quanto, fatta la legge di Bilancio, il sistema sanitario sia un puzzle incompiuto. Tanto più adesso, con un Governo dimissionario e uno diverso che gli subentrerà, che rischia di rallentare ancora processi d mandare invece rapidamente a conclusione. Con quel di più dell’eventuale sostituzione di Beatrice Lorenzin nella poltrona di ministra della Salute a Lungotevere Ripa. Cambio di guardia anche nei programmi, sempreché il nuovo Governo avesse un mandato e una durata non di brevissima gittata?

Crescono gli interrogativi nel piccolo, ma non troppo, universo della sanità pubblica sui destini prossimi venturi del Ssn, delle categorie, delle imprese, delle regioni, della politica tutta. Un universo che vale 113 miliardi di spesa pubblica e almeno altri 35 pagati di tasca propria dagli italiani. E che aspetta tante risposte, con una coperta che si sta rivelando sempre più o troppo corta, o troppo stretta.

Intanto, il nodo dei Lea è arrivato alla stretta finale, o prendere o lasciare. Dopo tantissimo ritardo (avrebbero dovuto entrare in vigore già quest’anno) il decreto è arrivato in Parlamento soltanto a metà novembre e le commissioni si esprimeranno la prossima settimana. Ma il via libera definitivo dovrà darlo il Consigli dei ministri, salvo istruire la pratica e decidere cosa accettare delle richieste del Parlamento, con tanto di visto della Ragioneria. Già: ma quale Governo lo farà, e quando? Senza dimenticare che dall’Economia c’è già un aut-aut alle regioni, alle quali si intende non dare gli 800 mln per il 2016, ma solo le eventuali spese in più fatte da poche regioni, riservandosi di verificare al microscopio anche tutti i conti sui Lea del prossimo anno. Un puzzle e problemi in più per i governatori. Senza dire che mancano provvedimenti attuativi fondamentali, come le nuove tariffe. Il rischio che il nuovo sistema – che sostituisce quello risalente al 2001 – parta con notevole ritardo, e solo parzialmente, è più che reale.

Tutta da regolare sarà anche l’applicazione della manovra 2017 per i farmaci oncologici e innovativi – come del resto la valutazione di «innovatività»- ai quali è destinata una quota vincolata totale di 1 mld. Ma con quale ministro e con quale Governo avverrà? E quando e chi sceglierà con le regioni il nuovo presidente dell’Aifa? Posto di grande potere, l’Agenzia del farmaco, dove “passa” una spesa di 32 mld. Dunque, una poltrona pesante. Come di rilievo è il posto di direttore generale della programmazione al ministero, dove il candidato sarebbe un sub commissario per l sanità in Calabria, a suo tempo legato all’ex governatrice del Lazio Renata Polverini.

E se non mancasse c’è l’arretrato di leggi non fatte. Quella sul rischio clinico, decisiva per i medici ma anche per Asl e ospedali. L’omnibus di Lorenzin che fa nascere nuovi Ordini, carta spesa a più riprese per calamitare voti. Anche la legge sulla concorrenza, col caso farmacie-catene (società di capitale) che ha spaccato la maggioranza. La legge non si farà: a brindare sono sicuramente i farmacisti privati. Almeno per ora.

Roberto Turno – Il sole 24 Ore – 9 dicembre 2016 

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