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Dal piano cave agli impianti energetici, il governo impugna la maxi legge veneta. Roma ferma 5 temi del «Collegato». La Lega grida al complotto, il Pd accusa: «C’era dentro di tutto»

Passi per la legge di Stabilità, vada per il Bilancio di previsione, d’accordo per le norme sul governo del Territorio, pazienza pure per il riconoscimento del debito dovuto al lodo Fravit. Ma il Collegato no, quello proprio no: dopo aver scelto di non impugnare quei primi quattro provvedimenti, ieri il Consiglio dei ministri ha deliberato di portare davanti alla Consulta il maxi-testo da 113 articoli che alla fine dello scorso anno aveva mobilitato per settimane il consiglio regionale, impegnato fra le polemiche ad approvare il contenitore-omnibus di appoggio alla Finanziaria. Per cinque dei numerosi temi trattati al suo interno, a cominciare dalle discusse regole sulle cave, Palazzo Chigi nutre infatti dubbi di costituzionalità.

Tecnicamente la decisione è stata presa su proposta di Enrico Costa, ministro per gli Affari Regionali, eccependo la presunta violazione dell’articolo 117 della Costituzione, quello che disciplina la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni. Per quanto riguarda le escavazioni, Roma lamenta un contrasto «con la normativa statale contenuta nel codice dell’Ambiente», nel momento in cui il Veneto ha disposto il divieto di aprire nuovi siti nei prossimi 9 anni, ampliamenti per quelli a cui sono rimasti non più di 500.000 metri cubi da estrarre, tetti decennali per le province di Verona (4,5 milioni) e Vicenza (4) con esclusione totale di Treviso, stoccaggio negli impianti del materiale di risulta proveniente dai cantieri di opere pubbliche.

Sempre secondo il governo, le norme varate per il sostegno all’imprenditoria femminile «ledono i princìpi di tutela della concorrenza e perequazione delle risorse finanziarie». Le disposizioni sugli impianti energetici, relative alla loro distanza dai nuclei abitati, sono accusate di invadere la competenza statale in materia, allo stesso modo delle previsioni adottate per le strutture sanitarie, come autorizzazioni e accreditamenti, rimborsi spese dei revisori delle Usl, gestione liquidatoria delle aziende sanitarie soppresse. In maniera analoga le regole relative all’autorizzazione paesaggistica per determinati interventi nelle aree tutelare «sono in contrasto con quanto prescritto dal codice dei beni culturali».

Chiosa del presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti: «Strano, tutto aveva passato il vaglio degli uffici legislativi». Gianluca Forcolin, l’assessore al Bilancio che era stato il collettore delle svariate richieste dei diversi colleghi, è ironico: «Vedo che la nostra Regione continua a stare molto simpatica a questo governo… La prossima settimana mi confronterò con il resto della giunta, per valutare le contro-deduzioni al ricorso sul Collegato. Ma siamo sereni, perché è stata ammessa senza riserve la legge di Stabilità, dimostrando che il nostro lavoro sul pareggio di bilancio è stato impeccabile». A Palazzo serpeggia una certa irritazione: c’è chi vede nell’ennesima puntata della telenovela Roma-contro-Veneto (e viceversa) un attacco al governatore Luca Zaia, in quanto fiero sostenitore dell’autonomia e soprattutto possibile candidato premier. «Inutile ora — replica però Stefano Fracasso, capogruppo del Pd — far partire le solite accuse verso Roma. Il collegato non poteva e non doveva essere il tappeto magico con cui far approvare tutto e il contrario di tutto, senza passaggi in commissione e senza partecipazione. Oggi purtroppo la Regione scopre che la magia non è riuscita, torna sulla terra e si trova di fronte a un pastrocchio. Si preannuncia una situazione di caos per tanti settori, come ad esempio quello delle cave». Replica Gianpaolo Bottacin, assessore all’Ambiente: «La norma era stata pensata con l’obiettivo di anticipare alcune prime disposizioni in materia di pianificazione. Ora sarà l’anarchia».

Intanto ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo un passo della Legge regionale in materia di governo del territorio. È quella che riguarda le deroghe ai limiti sulla densità edilizia e la distanza tra fabbricati. La formulazione «ambigua» di un articolo, infatti, rischiava di estendere in modo eccessivo tali deroghe.

Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto – 27 febbraio 2017 

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