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La fine dei project financing. Oggi in aula è atteso l’ok alla stretta voluta da Zaia sulle grandi opere. L’opposizione: «Lo faccia senza di noi»

Pronti, partenza, via (e col pedale a tavoletta). La bandiera a scacchi sventolerà oggi alle 14 a Ferro Fini, dove comincerà la discussione sul primo progetto di legge della legislatura: quello presentato dal governatore Luca Zaia, co-firmatari i capigruppo Nicola Finco della Lega Nord e Silvia Rizzotto di Zaia Presidente, sulla revisione dei project financing.

L’aria che tira a Palazzo è che la maggioranza sarà blindata, per cui il dibattito potrebbe arrivare al traguardo già nel tardo pomeriggio, con l’approvazione di un testo potenzialmente in grado di chiudere la stagione delle grandi opere in Veneto.

Sotto la lente della Regione sono finiti in particolare 7 progetti, ideati fra il 2002 e il 2008, per i quali è stato dichiarato il pubblico interesse ma non è stata ancora stipulata la convenzione di concessione. «Le mutate condizioni macroeconomiche e di mercato e le note vicende giudiziarie emerse nell’ultimo anno e mezzo – è l’assunto da cui parte Zaia – rendono opportuna una rivisitazione sotto l’aspetto sia della sostenibilità finanziaria che dell’attualità del pubblico interesse ».

Nogara Mare

La Nogara Mare è stata pensata come autostrada di 107 chilometri, chiamata a collegare Nogarole Rocca con Adria, con altri 42 chilometri di viabilità complementare, per un costo stimato di 1 miliardo e 877 milioni, di cui 50 di contributo pubblico. Nel novembre del 2013 la concessione è stata affidata al raggruppamento formato dalla Confederazione delle Autostrade e dalle imprese Mantovani, Serenissima, Astaldi, Itinera, Technital e Sina, ma la convenzione non è mai stata sottoscritta.

Tangenziali venete

Il Sistema delle tangenziali venete è stato concepito come un’infrastruttura di 110 chilometri parallela all’A4 nel tratto compreso fra Peschiera del Garda e Busa di Vigonza, interamente sostenuta da investimenti privati per 2 miliardi e 230 milioni, con l’obiettivo di dare sfogo al traffico fra le province di Verona, Vicenza e Padova. Il Cipe non si è ancora pronunciato sul progetto preliminare, presentato dall’associazione temporanea di imprese fra Pizzarotti, Mantovani e Maltauro.

Grap

Il Grande raccordo anulare di Padova dovrebbe articolarsi attorno a 42 chilometri, necessari a collegare la zona industriale euganea, la Romea e Marghera, con un esborso di 520 milioni. Sul piano delle società Autostrade Venezia Padova (nel frattempo confluita in Cav), Brescia Padova e Veneto Strade, tuttora in attesa del Cipe, pesa il parere parzialmente negativo del ministero dell’Ambiente.

Autostrada del Mare

L’autostrada del Mare si sarebbe dovuta snodare, per 18,8 chilometri e con 200 milioni, dal casello di Meolo-Roncade sull’A4 alla rotatoria alle porte di Jesolo Paese. Ma nel gennaio scorso la giunta veneta ha sospeso l’aggiudicazione dei lavori dell’opera promossa da Adria Infrastrutture, Strade del Mare e Consorzio Via del Mare, a causa del coinvolgimento di alcuni dirigenti regionali in un’inchiesta per turbativa d’asta.

Passante Alpe Adria

Il Passante Alpe Adria è stato disegnato come il prolungamento dell’A27, lungo 20,7 chilometri e dal costo di 1,2 miliardi, da Pian di Vedoia a Macchietto, con possibili prosecuzioni verso Nord o verso Est. La Soprintendenza ha dato però parere non favorevole al progetto di cui sono promotrici le società Fincosit, Adria Infrastrutture e Mantovani.

Nuova Valsugana

La Nuova Valsugana è stata immaginata come una superstrada a pedaggio da 37 chilometri, con una spesa di un miliardo e 23 milioni, da Castelfranco Veneto a San Martino. Nel braccio di ferro con Trento, non è mai arrivato il pronunciamento del Cipe sul progetto proposto da Pizzarotti, Mantovani, Cis e Cordioli.

Nuova Padana Inferiore

La Nuova Padana Inferiore è stata ipotizzata da Carceri a Legnago, un tracciato di 40,3 chilometri da 232 milioni, di cui 33,5 a carico delle casse pubbliche. Nel novembre del 2013 la concessione è stata affidata a Maltauro, Nuova Codemar e Vittadello, ma la convenzione non è mai stata firmata.

L’uno-due studiato da Zaia prevede da un lato una norma di carattere generale, che imponga la revisione obbligata dei project che dopo 18 mesi non sono ancora pervenuti alla convenzione, dall’altro una disposizione eccezionale, che a 90 giorni dall’entrata in vigore della nuova legge autorizzi Palazzo Balbi a verificare i progetti giacenti, chiudere le partite ritenute insostenibili (attivando un fondo per evitare contenziosi legati alla cancellazione) e accendere mutui per coprire la quota pubblica delle infrastrutture da salvare. «La giunta lo faccia da sola», attacca Andrea Zanoni del Partito Democratico, confermando la contrarietà dell’opposizione, che presenterà 16 emendamenti (6 Pd, 5 M5S, 5 tosiani). In commissione Sergio Berlato di Fratelli d’Italia non aveva votato: «Non voglio mettere in difficoltà Zaia, ma a mio avviso l’indebitamento rasenta il tasso di usura e metterà a rischio l’erogazione dei servizi». Don Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di pace, che aveva attuato lo sciopero della fame contro le grandi opere, rilancia: «Restiamo fortemente critici sulla finanza di progetto, uno strumento su cui i privati non investono certo per beneficenza e rispetto al quale il pubblico abbassa la testa».

Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto – 4 agosto 2015 

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