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Dallo scudo agli enti inutili tutti i «buchi» della manovra

Che il decreto «salva Italia» sia un esempio di semplicità e chiarezza, come prescrive una legge calderoliana di due anni fa, peraltro mai applicata, non si può proprio dire.

Agli scettici suggeriamo di leggere gli articoli del «capo» intitolato «Misure per l’emersione della base imponibile e la trasparenza fiscale»: dove l’unico messaggio immediatamente comprensibile e inequivocabile, senza andare a consultare articoli di legge, regolamenti e decreti legislativi, è che la Guardia di finanza farà gli accertamenti presso le imprese, «per quanto possibile, in borghese».

E siamo certi che molte sorprese ancora devono saltare fuori. Intanto però il decreto che avrebbe fermato l’Italia sull’orlo del baratro mostra già qualche crepa, che bisognerà riparare quanto prima per evitare il rischio di mettere in pericolo pezzi importanti della manovra. È il caso della sovrattassa dell’1,5% sui capitali rientrati, o meglio regolarizzati, con lo scudo fiscale. Addizionale che viene considerata da molti osservatori, a ragione, assolutamente insufficiente. Chi ha esportato illegalmente capitali all’estero se la caverà pagando il 6,5% in tutto, vale a dire un settimo di quanto avrebbe dovuto versare se avesse dichiarato quelle somme al fisco. Ma soprattutto, negli ambienti bancari circola un discreto scetticismo sulla reale applicabilità della soprattassa, per com’è formulata. Bisogna infatti ricordare che l’ultimo scudo fiscale del governo Berlusconi prevedeva l’anonimato assoluto. Ragion per cui il Tesoro non conosce i nomi dei beneficiari e ciò, oltre a essere un’anomalia tutta italiana, rappresenta anche un bel problema che andrebbe superato. Non è poi detto che i capitali rientrati o regolarizzati con quella meravigliosa agevolazione concessa agli evasori siano ancora nelle stesse banche dove sono tornati o che li hanno messi in regola. In moltissimi casi potrebbero essere anche tornati all’estero, soprattutto in Svizzera: se è vero, come si sussurra negli ambienti bancari ben informati, che nelle banche elvetiche le cassette di sicurezza da mesi registrano il tutto esaurito. E che la crisi finanziaria ha indotto molti cittadini non certo patriottici quanto facoltosi, a esportare in Svizzera volumi di denaro inimmaginabili: c’è chi parla addirittura di cifre record, circolano stime vertiginose, che arrivano a 800 miliardi di euro nell’ultimo anno e mezzo. Quell’1,5%, ammesso che si riesca a riscuotere, non gli fa nemmeno il solletico.

C’è poi il delicato passaggio dei costi della politica. Il governo ha già dovuto fare una marcia indietro sulle Province, rimandando a una futura legge l’eliminazione delle giunte e il taglio dei consiglieri provinciali, mentre il giro di vite sulla previdenza ha risparmiato i privilegiatissimi dipendenti degli organi costituzionali come Camera e Senato.

Altri buchi? La fusione fra Inps, Inpdap ed Enpals non sarà una passeggiata: non a caso il precedente progetto di integrazione, che portava il marchio del centrosinistra, è fallito. Per ora l’unico a guadagnarci davvero, se si eccettuano i dirigenti che non perdono il posto ma vengono semplicemente spostati, è il presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, che incassa una proroga monstre del suo incarico di 30 mesi. Dal suo punto di vista, è il decreto «salva Mastrapasqua». Già. Nominato dal governo Berlusconi, Antonio Mastrapasqua sarebbe scaduto a luglio prossimo: il suo incarico durerà invece fino al 31 dicembre 2014.

Piuttosto complicato, diciamo la verità, sembra attuare anche la norma che stabilisce la fine del pagamento in contanti per le pensioni oltre 500 euro. Vi immaginate milioni di poveri vecchietti costretti ad aprire un conto in banca? E vi immaginate gli istituti di credito che non fanno loro pagare un euro di commissione? Boh…

Non poche perplessità sollevano poi le norme che dovrebbero far pagare finalmente un po’ di quattrini ai proprietari di lussuosi yacht. La tassa colpisce le barche ormeggiate nei porti italiani. E quelle ormeggiate nei porti di Paesi esteri, magari battenti bandiera straniera? E quelle parcheggiate in società di comodo con sede nei paradisi fiscali? Con una legge congegnata così può stare tranquillo anche Silvio Berlusconi, proprietario di uno splendido yacht di 48 metri acquistato da Rupert Murdoch nel 2000 al prezzo di 28 miliardi e mezzo di lire e intestato alla società Morning Glory Yachting limited, con sede alle Bermuda. Gli basterà tenersi alla larga dai porti italiani… E l’ex premier tycoon non è certo l’unico. Considerazioni analoghe si possono fare per la tassa sugli aerei e gli elicotteri privati, che riguarda solo i velivoli iscritti nel registro aeronautico nazionale. Gli altri?

Ma non che non ci si renda conto delle difficoltà enormi a cui si va incontro quando si affrontano certi capitoli. Gli enti inutili, per esempio. Non c’è un governo che non ne abbia abolito qualcuno. Salvo poi fare marcia indietro. Il governo Monti non ha voluto essere da meno, decretando l’evaporazione dell’Enit, ente che avrebbe dovuto promuovere il turismo, e dell’Isa, società del ministero dell’Agricoltura con un consiglio di amministrazione lottizzato nel pieno rispetto dei rapporti di forza della maggioranza che sosteneva Berlusconi. Oltre che di alcuni organismi che rappresentano autentiche assurdità, come l’Agenzia per la regolamentazione sul settore postale, una specie di authority per le Poste creata in un battibaleno dal governo nonostante esistessero già l’Antitrust e l’Agcom, e al cui vertice era stato collocato il capo di gabinetto dell’ex ministro Renato Brunetta, il consigliere di Stato Carlo Deodato. Ma perché, mentre si procedeva a quelle sacrosante abrogazioni, far resuscitare con lo stesso decreto l’Istituto nazionale per il commercio estero, sotto forma di una nuova Agenzia?

Corriere.it – Sergio Rizzo – 10 dicembre 2011

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