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Sui terrazzi piovono esche antirabbia. Veterinario “infettato”

Veterinario vittima della campagna anti-rabbia. E accaduto in un paese delle “Esteriori” dove una delle esche, lanciate dall’elicottero impegnato nella campagna contro la rabbia silvestre, è finito sul terrazzo di casa ed è stato inghiottito dal cane del professionista che non ha resistito al ghiotto richiamo costituito dalla pasta di pesce pressata che avvolge il blister contenente il siero.

Temendo avesse ingoiato qualche oggetto pericoloso, il veterinario gli ha infilato le dita in gola per estrarre il corpo estraneo, ed è entrato in contatto col vaccino. «Il blister è dotato di un bordo seghettato per raschiare la mucosa e far sì che il vaccino entri in circolo – spiega il veterinario – vaccino costituito da virus vivo». Nel timore di essere stato “infettato”, il professionista si è immediatamente sottoposto alla profilassi che consiste in un ciclo di cinque vaccinazioni antirabbia, una ogni tre giorni. «La rabbia è mortale – ha spiegato – quindi le procedure d’emergenza sono state attivate immediatamente, anche se il rischio è teorico e dopo il contatto ho subito messo in atto i protocolli del caso, ovvero lavaggio delle mani per almeno quindici minuti con prodotti specifici». Contestualmente l’accaduto è stato denunciato alle autorità competenti: azienda sanitaria, servizio veterinario, ordine dei medici, sindaco. Ma come è potuto accadere che un’esca, destinata alle aree non abitate, sia finita sul terrazzo di una casa? «I vaccini vengono sparsi sul territorio con lanci dall’elicottero mediante dispositivi automatici – spiega il diretto interessato – ma nelle zone abitate ciò deve avvenire manualmente: nel mio caso qualche cosa deve esser andata storta». Fortunatamente, se così si può dire, la disavventura è capitata ad un addetto ai lavori, in grado dunque di riconoscere il pericolo e prendere le relative contromisure. «È bene che la notizia diventi di dominio pubblico perché la gente sappia come comportarsi in questi casi – conclude il veterinario – se tutto ciò fosse capitato a un bambino, o a un non addetto ai lavori, le conseguenze avrebbero potuto essere piuttosto gravi».

Trentino di sabato 10 dicembre 2011

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