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Danilo Mainardi: «Quelle strade costruite senza pensare agli orsi»

Sull’autostrada Roma-L’Aquila è morto, investito da un auto, un orso maschio di 3 anni di una sottospecie (Ursus arctos marsicanus) di cui esistono meno di 50 esemplari, presenti solo nel Parco nazionale d’Abruzzo e in aree contigue. Pochi giorni fa è apparso sul web un articolo sulla biodiversità in cui il presidente di Federparchi asseriva correttamente che anche un solo individuo è prezioso per la sopravvivenza di questa sottospecie.

Non doveva essere lì quell’orso. Questo hanno detto gli uomini della Forestale e del Parco, che da alcuni anni hanno istituito un Piano tutela orso bruno marsicano (Ptobm). E invece quell’orso ha superato le recinzioni e ha continuato il suo cammino sulla carreggiata autostradale. Forse era alla ricerca di una femmina di cui aveva percepito la presenza, o si trattava di un giovane in fase di dispersione. Mamma orsa infatti tiene con sé la prole anche fino ai tre anni. A quell’età i figli si disperdono per definire un areale nel quale vivere garantendosi le risorse necessarie per nutrirsi e riprodursi. In questa fase frequentano le radure di fondo valle e coprono grandi distanze. Fatalmente l’autostrada può essere parte del loro percorso. Questo ci fa percepire come a un animale selvaggio non siano più sufficienti le istruzioni innate per sopravvivere. L’ambiente infatti è stato profondamente modificato e si potrebbe dire che la nostra evoluzione culturale, con il suo sviluppo rapidissimo, ha reso inadeguate le risposte adattative della biologia. Dovremmo dunque essere noi, specie così abile nel produrre soluzioni innovative, a pensare anche alle altre specie. In realtà per l’orso marsicano lo sta facendo il gruppo «Salviamo l’orso» sollecitando misure come il mantenere sgombre da vegetazione le banchine stradali, controllare le possibilità di accesso e abbassare ulteriormente i limiti di velocità. In queste ore anche l’assessorato abruzzese all’Agricoltura sta adottando misure per attribuire responsabilità e funzioni in materia di prevenzione di incidenti di questo tipo, che dovrebbero essere rarissimi in una nazione che ha cura della propria fauna.

Accade troppo spesso di sentire alla radio avvisi sulla presenza di animali sulle carreggiate. Sarebbe bello un giorno apprendere di automobilisti fermi in colonna ad assistere, silenziosi e ammirati, al lento passaggio di un orso. Un bel risultato per lui e per noi.

di DANILO MAINARDI – Corriere della Sera – 27 aprile 2013

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