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Debiti Pa, decreto al Quirinale. Corsa alle modifiche in Parlamento

Attesa la firma di Napolitano, da domani i pagamenti Compensazioni rinviate al 2014, incluse nei rimborsi Iva. Testo cambiato fino all’ultimo il ministro grilli oggi a Bruxelles per incontrare il commissario Rehn

Corsa contro il tempo per rispettare l’obiettivo di pubblicare oggi, sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto legge sui rimborsi alle imprese dei debiti della Pubblica amministrazione. Sarà quello il fischio d’inizio della complessa manovra che porterà, alle oltre 200.000 aziende italiane che aspettano da anni di essere pagate, una boccata d’ossigeno del valore di 40 miliardi nell’arco dei prossimi 12 mesi. Al Quirinale aspettano il provvedimento, con il bollino della Ragioneria dello Stato, per stamattina presto. Se non ci saranno modifiche rilevanti rispetto al testo già inviato al Colle, l’intenzione del presidente Giorgio Napolitano è di firmarlo subito e procedere alla pubblicazione. Altrimenti, i tempi potrebbero allungarsi. Non ci sono comunque segnali di rallentamento e l’obiettivo di fare entrare in vigore il decreto oggi stesso rimane fermo. Ma sarà solo l’inizio del percorso e in Parlamento già si levano le voci che chiedono modifiche, soprattutto nel Pdl mentre le Regioni avanzano dubbi. Difficoltà che si sommano alle altre, di carattere istituzionale: saranno le commissioni speciali di Camera e Senato ad esaminare il provvedimento o prevarrà l’impostazione dei Cinque Stelle che chiedono un iter ordinario in commissione permanente Bilancio (ancora da nominare)? Il nodo è ancora da sciogliere. Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli va oggi a Bruxelles per illustrare al commissario Olli Rehn obiettivi e impegni della manovra. E anche questo è uno snodo cruciale. IL GIALLO Il testo del decreto è stato rivisto, limato e aggiustato fino all’ultimo. Alla fine, i previsti 2 miliardi aggiuntivi per chiudere le pendenze tributarie si limano a 1,88 miliardi e vengono riportati all’interno del pacchetto complessivo di 40 miliardi. Nell’ultima stesura le compensazioni slittano al 2014 anche se non è da escludersi che, prima della firma del presidente Napolitano, non si riesca a reinserire l’intervento anche sul 2013. La cifra, spacchettata in 1,25 miliardi per il prossimo anno, 380 milioni per il 2015 e 250 milioni per il 2016 sarà coperta in parte incorporando il costo dell’operazione all’interno dei 6,5 miliardi (4 nel 2014) di rimborsi fiscali complessivi (soprattutto Iva ma rivolti non solo alle imprese che avanzano crediti con la Pa); e in parte, per il 2015 e 2016, utilizzando i fondi dell’Agenzia delle Entrate. Confermato l’innalzamento della soglia del tetto compensabile da 516 a 700 mila euro e l’ampliamento dei debiti fiscali (accertamento per adesione, sanzioni amministrative legate ai tributi, conciliazione, giudiziale, mediazione). La soluzione definitiva sulle compensazioni è stata trovata dopo che la Ragioneria dello Stato aveva bollinato il testo, nella tarda serata di sabato, depotenziando le compensazioni in quanto sprovviste di copertura. In poche ore, l’intervento del ministro Passera, ma anche il sostegno del ministro Grilli, hanno sbloccato l’impasse che aveva allarmato anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Il corto circuito è stato evitato e il Mef ha puntualizzato con una nota la nuova versione. Rimane il fatto che l’attuazione dell’articolo sulle compensazioni, è affidata a un decreto attuativo che lascia al governo un certo margine per l’attuazione. Molto dipenderà anche dall’incontro di Grilli oggi a Bruxelles.

ACQUE AGITATE «Vigilerò affinché le autorizzazioni ai pagamenti non ostruiscano la direttiva sui pagamenti attuali», ha affermato l’eurocommissario Antonio Tajani commentando positivamente il decreto. Le Regioni bisticciano con la Lombardia di Maroni che dichiara: «Hanno fatto il decreto per dare i soldi a quei comuni del Sud che non li hanno, i nostri comuni i soldi li hanno». E la Campania di Caldoro che replica: «Bugia, guadagna solo il Nord, ma il testo è da cambiare: non prevede una tesoreria unica e dà i soldi al più ricco, non al più virtuoso». Ma il Pdl è il più critico e fa sue le perplessità delle piccole imprese: «Restano le complicazioni burocratiche, ma soprattutto – aggiunge Capezzone – esiste una quasi certezza di manovra correttiva, alla quale il prossimo Governo sarà costretto. Serve un lavoro di ripulitura». 11,6% Il tasso di disoccupazione a febbraio 2013: in un anno l’incremento è di 1,5 punti

PATTO STABILITA’, FONDO MEF, RIMBORSI IMPOSTA, PA -2,4% Il calo del prodotto interno lordo italiano nell’intero anno 2012 -3,6% La diminuzione della produzione industriale a gennaio rispetto al 2011 Pagamenti Liquidità di 14 miliardi e 26 miliardi di prestiti I 40 miliardi messi in campo dal governo fanno conto su 14 miliardi di liquidità da sbloccare allargando il Patto di stabilità interno. E su 26 miliardi di prestiti trentennali che saranno concessi a Regioni, Comuni e Province per fare fronte alle necessità di spesa. Tutti i 40 miliardi devono andare a pagare i debiti aperti con i fornitori con criterio cronologico e non possono essere destinati ad altri impieghi. Monitoraggio Intervento del Tesoro in caso di scostamenti Regioni e Comuni che prendono in prestito le somme rese disponibili dal Tesoro dovranno presentare piano di ammortamento del debito e dimostrare di essere in grado di rientrare dell’esposizione. Al Tesoro è affidato il monitoraggio. Una clausola di salvaguardia prevede che il governo possa intervenire rimodulando l’intervento in caso di scostamenti significativi. Certificazioni Tutti i debiti in rete entro metà settembre È l’ultimo tassello della manovra: entro metà settembre tutti i debiti delle Pa dovranno essere dichiarati e certificati sulla piattaforma Consip. Questo consentirà alle imprese di avviare la cessione dei crediti con le banche e soprattutto si avrà l’esatta dimensione del fenomeno dei debiti delle Pa, oggi soltanto stimato. Così sarà possibile provvedere al saldo residuo con la legge di Stabilità.

Il Messaggero – Barbara Corrao – 8 aprile 2013

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