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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Decreto al Senato. Il governo vuole blindare il voto di giovedì. I tecnici: rischio aumento inflazione
    Notizie

    Decreto al Senato. Il governo vuole blindare il voto di giovedì. I tecnici: rischio aumento inflazione

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche20 Dicembre 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    1a1a20_monti_grande1a1aIl decreto legge Salva-Italia, con la correzione dei conti pubblici e i primi interventi di rilancio dell’economia, arriva in aula al Senato mercoledì per l’ultimo passaggio parlamentare. Il via libera definitivo è atteso giovedì, probabilmente con un voto di fiducia. L’approvazione del decreto entro Natale resta la priorità del governo, che tuttavia ha già cominciato a pensare agli eventuali aggiustamenti da apportare alla manovra con il decreto Milleproroghe, l’ultimo provvedimento utile dell’anno per intervenire sulle norme che scatterebbero dal primo gennaio. Il testo approvato alla Camera

    Anche dopo le modifiche della Camera, il decreto ha mantenuto sostanzialmente invariato l’impatto sui conti pubblici: come sottolineano congiuntamente i tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama e Montecitorio. 

    Ieri, intanto, l’esecutivo ha incassato senza troppi turbamenti lo sciopero organizzato dai sindacati del pubblico impiego, che ha visto tornare in piazza insieme i tre leader di Cgil, Cisl e Uil. E Mario Monti ha formalizzato con una colazione, ospite del Governatore e del Direttorio, la nuova stagione dei rapporti con la Banca d’Italia, piuttosto difficili con il precedente esecutivo e addirittura tesi, a livello personale, tra l’ex ministro Giulio Tremonti e l’ex governatore Mario Draghi. Rispetto ad allora, l’apprezzamento espresso ieri da Monti «per la proficua collaborazione stabilitasi con la Banca d’Italia» e per il «contributo importante per l’azione di politica economica che il governo sta conducendo» rappresentano un deciso cambio di passo. La condivisione istituzionale conta, anche se tuttavia non risolve i problemi politici che ancora circondano la manovra antideficit. Il più che probabile voto fiducia esclude la possibilità di modifiche e di una terza lettura alla Camera, ma i partiti premono per alcuni aggiustamenti. Il Pd e la Lega, ad esempio, premono perché si provveda prima possibile, quindi già con il Milleproroghe, a stabilire un nuovo regime per l’assegnazione delle frequenze, abbandonando il beauty-contest per passare ad un’asta competitiva che porti gettito. Al Senato sono già pronti due ordini del giorno, che saranno presentati a latere della manovra, per impegnare il governo a provvedere in questo senso. Anche le Regioni insistono perché l’esecutivo risolva prima possibile il problema del trasporto pubblico locale. Scesi da 2,1 miliardi a 400 milioni di euro, i finanziamenti pubblici sono stati aumentati con il decreto di 800 milioni: ne mancano ancora 900 e i governatori delle Regioni sono pronti a tornare alla carica domani, in un incontro previsto con il governo. I piccoli comuni chiedono più tempo per associare i loro servizi, come imposto dal decreto di luglio del governo Berlusconi. Sperano in un aggiustamento in zona Cesarini anche le parafarmacie, dopo la marcia indietro del governo sulla liberalizzazione. Per non parlare del pressing dei sindacati, che continuano a lamentare gli squilibri del decreto. «Non c’è traccia di equità» ripete il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, mentre Susanna Camusso, segretario della Cgil, parla di «manovra insopportabile per i lavoratori e i pensionati». «Non siamo rassegnati, la mobilitazione continua», minaccia Luigi Angeletti, leader della Uil. Dopo lo sciopero del pubblico impiego di ieri, che secondo i sindacati è stato un successo e secondo il ministero della Funzione Pubblica ha riguardato appena 1’8% dei dipendenti dello Stato, il presidio sindacale davanti alla Camera proseguirà, con un nuovo appuntamento dei tre leader sindacali, in Piazza Montecitorio, il 24 dicembre. Gli aggiustamenti alla manovra, assicurano da Palazzo Chigi, saranno comunque minimi. Comunque non tali da modificare i saldi della manovra così come uscita dalla Camera: 34,8 miliardi di interventi, di cui 25,8 di maggiori entrate e 9 di minori spese. Al netto degli sgravi fiscali, la manovra contiene 16 miliardi di euro di maggiori tasse (la pressione fiscale salirà al 44,9% nel 2012-13), gran parte delle quali verterà sul patrimonio (a cominciare dalla stretta sulla casa, che vale 11,3 miliardi). I conti li hanno fatti i Servizi Bilancio di Camera e Senato, indicando anche un rischio: con l’aumento delle imposte indirette (Iva e accise), l’inflazione rischia di aumentare di un punto percentuale (è già al 3 rispetto al-1’1,5% programmato).

    Richieste e paletti

    Frequenze tv, il nodo dell’asta

    Tra gli aggiustamenti alla manovra da inserire nel decreto Milleproroghe di fine anno, Pd e Lega premono per l’abbandono del «beauty contest» e la scelta dell’asta sulle frequenze televisive per il digitale terrestre

    Regioni all’attacco sul trasporto locale

    Le Regioni chiedono al governo di risolvere rapidamente il problema del trasporto pubblico locale. Scesi da 2,1 miliardi a 400 milioni di euro, i finanziamenti pubblici sono stati aumentati con il decreto di 800 milioni: ne mancano ancora 900

    Il pressing sindacale per misure «eque»

    Tra chi attende ripensamenti dal governo, i piccoli Comuni che chiedono più tempo per associare i loro servizi; le parafarmacie, deluse dallo stop sulle liberalizzazioni, e i sindacati, non rassegnati alle misure che ritengono inique

    Il vincolo dei saldi non modificabili

    La manovra uscita dalla Camera ammonta a 34,8 miliardi di interventi, di cui 25,8 di maggiori entrate e 9 di minori spese. Al netto degli sgravi fiscali, si varano 16 miliardi di maggiori tasse (la stretta sulla casa vale 11,3 miliardi)

    Il Corriere della Sera – 20 dicembre 2011

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