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Def 2016. Farmaci innovativi, personale carente e rinnovo dei contratti: queste le emergenze per la Commissione Sanità del Senato

Parere favorevole ieri sera dai senatori della XII che hanno concordato su un testo predisposto dalla senatrice del PD, Nerina Dirindin. Ma la Commissione avanza cinque osservazioni sulle quali richiama l’attenzione del Governo. A partire dalla preoccupazione per la crescita della spesa nel 2015 senza che ne siano chiare le cause e ancor di più per il trend in discesa previsto per il prossimo triennio. IL PARERE.

“L’Italia sta affrontando, da tempo e in analogia con quanto avviene in altri paesi occidentali, il problema della sostenibilità del servizio sanitario e del mantenimento dell’equilibrio tra garanzie ai cittadini e organizzazione dell’offerta, con l’obiettivo di rendere la spesa pubblica per la sanità sostenibile senza pregiudicare la qualità dei servizi e l’equità di accesso alle cure”. Inizia così l’analisi del Def 2016 redatta dalla senatrice del PD Nerina Dirindin incaricata di stilare il parere della Commissione Sanità.

Un parere articolato che, nel dare il via libera al Documento di economia e finanza del Governo, traccia una sintetica ma esaustiva dinamica delle maggiori problematicità del momento per il comparto sanitario. Dalla logica bifronte dei Piani di rientro (efficaci contro il deficit ma rischiosi per il mantenimento dei Lea), fino al dramma della scarsità di personale aggravata anche dalla stagione dei blocchi contrattuali conclusa per ora solo sulla carta.

Insomma un’analisi che non fa sconti ai problemi da affrontare e che individua in cinque punti le priorità da affrontare per il Governo:

– la verifica di cosa sia realmente accaduto nel 2015 che ha visto la crescita dell’1% della spesa rispetto al 2014 e rispetto a quanto stimato dalla Legge di Stabilità 2016 (che prevedeva un aumento, rispetto al 2014, del solo 0,2%). Per i senatori della XII, “vi è la necessità di un’analisi complessiva in grado di consentire una valutazione dell’impatto nelle singole regioni delle azioni previste dai recenti provvedimenti, nonché degli ostacoli incontrati e degli eventuali interventi necessari per favorire un adeguato governo della spesa da parte delle Regioni, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza”;

– la valutazione attenta delle possibili ripercussioni per i cittadini rispetto alle stime evidenziate di una forte decrescita della spesa sanitaria nel prossimo triennio, che porterebbero l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil al 6,5%. Scrivono i senatori nel parere: “Si osserva che tale previsione prefigura per i cittadini una situazione di particolare sofferenza, soprattutto se si considera che la spesa pubblica sanitaria italiana risulta, ormai da molti anni, di gran lunga inferiore a quelli dei paesi europei con livello di sviluppo simile al nostro e pone seri problemi per una efficace ed uniforme politica sanitaria”;

– la non sottovalutazione dei rischi insiti nel calo ulteriore della spesa per il personale registrato nel 2015 (0,8 per cento rispetto al 2014). Una decrescita, scrivono i senatori, che “si pone in continuità con le misure adottate dalle manovre finanziarie susseguitesi nel corso degli ultimi anni e rischia di indebolire il Servizio sanitario in tutte le regioni, anche alla luce degli interventi necessari per dare attuazione alla normativa europea sui riposi e del necessario e a lungo atteso potenziamento dell’assistenza territoriale, rispetto al quale è necessaria una reale valutazione del fabbisogno di personale, in tutte le sue componenti, valutazione resa ancora più complessa dalla disomogeneità dei diversi servizi sanitari regionali”;

–  ma ancor di più, per i senatori, il Governo dovrà valutare una “adeguata previsione di spesa in relazione agli improcrastinabili e già annunciati rinnovi contrattuali nel settore nonché una accurata revisione dei vincoli vigenti sulla spesa e sulla dotazione del personale introducendo elementi di graduale flessibilità, a partire dal superamento del tetto di spesa rispetto al livello del 2004 ridotto dell’1,4%, in modo da favorire il superamento delle forme di acquisizione di personale precario e di coprire le esigenze connesse allo sblocco del turn over al netto degli efficientamenti delle riorganizzazioni, riconsiderando altresì il tema dei fondi aziendali per la retribuzione accessoria ridotti in ragione del personale in uscita”;

–  e infine, la sfida dei farmaci innovativi, “rispetto alla quale – si legge nel parere – è indispensabile mettere in campo strumenti di programmazione e monitoraggio degli interventi sotto il profilo clinico, organizzativo ed economico-finanziario”.   

“Il nostro obiettivo, pur consapevoli del lungo periodo di crisi che attraversa il nostro Paese e l’intera Europa, resta quello della difesa del Servizio sanitario nazionale e della sua sostenibilità senza pregiudicare la qualità dei servizi e l’equità di accesso alle cure. Per questo, pur rilevando delle criticità, abbiamo ritenuto di poter esprimere un parere favorevole a quanto previsto  nel documento di programmazione economica in materia di spesa sanitaria”, ha detto Nerina Dirindin all’indomani del voto sul parere da lei messo a punto.

Quotidiano sanità – 21 aprile 2016

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