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Def, i tecnici del Parlamento chiedono chiarezza su tagli spesa e coperture. Il governo deve spiegare dove si taglia per recuperare i denari utili al taglio delle tasse sulla prima casa

Da chiarire anche l’effetto delle clausole di salvaguardia e se il gettito del rientro dei capitali sia già esaurito in impegni del passato. Def, i tecnici del Parlamento chiedono chiarezza su tagli spesa e copertureIl cortile del Tesoro MILANO – I tecnici del Bilancio di Camera e Senato chiedono maggior chiarezza sulla nota di aggiornamento del Def, il documento con il quale il governo ha innalzato la stima di crescita per l’Italia allo 0,9% per il 2015 e all’1,6% per il 2016. Clausole di salvaguardia e spending review sono i principali oggetti sui quali s’impuntano dal Parlamento.

La clausole. L’aumento di gettito atteso e indicato nella Nota di aggiornamento al Def derivante dall’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia introdotte dalla legge di stabilità 2014 e 2015 deve essere chiarito. E’ quanto sottolineano i tecnici del Servizio Bilancio del Senato precisando che la Nota evidenzia l’impegno del governo a “bloccarne l’attivazione”. “Sarebbe utile acquisire un dettaglio delle clausole di salvaguardia cui la Nota fa effettivo riferimento”, spiegano i tecnici che rilevano come nel documento siano “richiamate anche le disposizioni contenute nella legge di stabilità 2014 mentre l’ammontare complessivo degli effetti indicati non sembrerebbe includere quelli attribuiti a tali ultime disposizioni”. “In merito agli effetti attribuiti alle predette misure della legge di stabilità 2014 – si legge nel dossier – sarebbe quindi utile un chiarimento”. Nel complesso, scrivono i tecnici, “le clausole di salvaguardia previste dalla legge di stabilità 2015 (aumento aliquote Iva e aumento accise oli minerali per la mancata autorizzazione della Commissione europea sul reverse charge al settore della grande distribuzione) e dalla legge di stabilità 2014 (variazione di aliquote d’imposta e detrazioni vigenti) determinerebbero un gettito pari a circa 16,8 miliardi nel 2016, 26,2 miliardi nel 2017 e di poco inferiore a 29 miliardi nel 2019”. Il gettito complessivo indicato nella Nota di aggiornamento al Def “sembrerebbe attribuibile alle sole clausole di salvaguardia disposte dalla legge di Stabilità 2015”, dimenticando di fatto quelle introdotte dal governo Letta.

La spending. Dopo l’annuncio da parte del governo del taglio delle tasse su case, terreni e imbullonati, sostenuto soprattutto dalla ‘spending review’, “sarebbe opportuno che tale affermazione fosse supportata da indicazioni qualitative e quantitative in ordine alla tipologia e all’entità delle misure di revisione della spesa e alla fonte delle ulteriori risorse necessarie al finanziamento complessivo delle misure descritte”, chiedono i i tecnici. Insieme all’indicazione “puntuale” delle misure che il governo intende mettere in campo con la prossima legge di Stabilità “sarebbe opportuno” chiarire “il nuovo profilo” della spending review “sia in termini qualitativi che in particolare quantitativi, l’impatto di tale revisione in termini di minori risparmi conseguiti” e “le conseguenti misure di copertura che si prevede di utilizzare”.

La voluntary. Si chiede di sapere anche se il gettito del rientro dei capitali, già impegnato dal decreto Milleproroghe “esaurisca o meno l’ammontare complessivo delle entrate che si stima di realizzare”. Il decreto Milleproroghe, si legge nel dossier, “intervenendo su specifiche clausole di salvaguardia, ha stabilito l’utilizzo prioritario di una quota delle risorse attese dalla disciplina di rientro dei capitali. Tale quota, in particolare, risulta di 671,1 milioni per l’anno 2015 e 17,8 milioni per l’anno 2016”. I tecnici ricordano che la “Nota indica, nel prospetto delle entrate una tantum, la stima del gettito previsto per l’emersione dei capitali detenuti all’estero (voluntary disclosure) che risulta pari a 671 milioni nel 2015 e a 18 milioni nel 2016”.

Help consumatori – 29 settembre 2015 

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