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Def, spunta la risoluzione «light». Verso un allungamento dei tempi: l’ok delle Camere destinato ad arrivare a fine maggio dopo la «fiducia» al nuovo Governo

Una risoluzione “light” gialloverde, da approvare però nelle Aule di Camera e Senato non prima che il Parlamento avrà votato la fiducia al nuovo Governo. È il percorso che M5S e Lega stanno tratteggiando per il via libera al Def “tendenziale” targato Gentiloni, sul quale la scorsa settimana le commissioni Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama hanno dato mandato ai relatori (rispettivamente la pentastellata Laura Castelli e il leghista Alberto Bagnai) a riferire alle due Assemblee. I tempi per l’ok parlamentare al Documento di economia e finanza sembrano dunque destinati ad allungarsi a fine mese, a meno di repentini cambiamenti di rotta o novità sulla formazione del nuovo Governo.
Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma con il trascorrere delle ore quella di attendere la nascita dell’esecutivo sembra più di un’ipotesi. E in questo caso le risoluzioni perderebbero sostanzialmente peso perché gli impegni programmatici che sarebbero illustrati in Parlamento dal Governo gialloverde nel chiedere la fiducia assorbirebbero di fatto preventivamente le priorità che la stessa maggioranza M5S-Lega potrebbe fissare nell’approvare il Def tendenziale. L’idea è quindi quella di una risoluzione unica Cinquestelle-Carroccio in formato “light” che si raccordi con le linee guida del programma illustrate in Aula dal presidente del Consiglio (e nei giorni successivi dal nuovo ministro dell’Economia), sempreché naturalmente non ci siano intoppi nell’ultimo miglio del cammino per la costituzione dell’esecutivo chiamato a succedere a quello guidato da Paolo Gentiloni.
Le priorità restano quelle note. Anzitutto lo stop alle clausole di salvaguardia Iva (quasi 12,5 miliardi nel 2019) che dovrebbe essere messo nero su bianco nelle stesse risoluzioni che saranno votate dai due rami del Parlamento. Tra gli impegni che saranno presi da Governo e maggioranza ci saranno poi l’avvio del percorso progressivo per arrivare al reddito di cittadinanza, con la prima tappa rappresentata dalla riforma dei centri per l’impiego, l’introduzione della dual tax congegnata dalla Lega e il superamento della legge Fornero sulle pensioni. Quest’ultimo intervento vedrà sicuramente la luce con la prossima legge di bilancio, in cui dovrebbe trovare posto la cosiddetta quota 100 (nel mix tra età anagrafica, partendo da un minimo di 64 anni d’età, e contributiva).
Certo anche un riferimento esplicito alla necessità di riqualificare la spesa pubblica, che dovrebbe essere inserito nelle linee programmatiche del premier. Nella risoluzione, invece, potrebbe essere chiesto all’esecutivo di intervenire per eliminare gli sprechi sulla falsariga di quanto previsto dal contratto M5S-Lega. Su questo punto il prossimo ministro dell’Economia dovrà fornire le indicazioni sulla tempestica per rispettare gli obblighi introdotti in tema di revisione della spesa dalla riforma del bilancio approvata due anni fa dal Parlamento. Non solo: il Governo dovrà chiarire se intende nominare un nuovo commissario per la spending review per sostituire Yoram Gutgeld. Una nomina che appare quasi scontata e che potrebbe avere un profilo tecnico. Il responsabile del Tesoro dovrà anche indicare in che modo il Governo intenderà intervenire sulla giungla delle tax expenditures, dalla quale dovrà essere ricavata una parte delle coperture per la dual tax e per far scattare la correzione della legge Fornero.
Resta da sciogliere il nodo del quadro programmatico del Documento di economia e finanza. Con tutta probabilità il Def sarà completato a settembre con la Nota di aggiornamento, anche se non è ancora del tutto escluso un anticipo nel corso dell’estate.

Marco Rogari – Il Sole 24 Ore – 23 maggio 2018

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