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Dietrofront del governo sulle multe ai No-Vax, salta la sospensione. Dopo il monito di Mattarella, il ripensamento sul fronte Covid. Scompare la norma che rinviava a giugno le sanzioni

Repubblica. Una nuova retromarcia del governo sulla revisione delle misure anti-Covid. Dopo il ripensamento sulla cancellazione dell’obbligo di mascherine negli ospedali, l’esecutivo cambia idea – almeno per ora – anche sul congelamento delle multe per i No-Vax. Sabato, con una nota, il ministero dell’Economia aveva annunciato di aver preparato, al termine di un’istruttoria, un emendamento per sospendere fino al 30 giugno 2023 le sanzioni per chi non aveva rispettato l’obbligo di vaccinazione dal Covid.
Era, in sostanza, un colpo di spugna per tutte quelle categorie che l’esecutivo Draghi aveva deciso dovessero sottoporsi al vaccino: medici e operatori sanitari, insegnanti, forze dell’ordine, e in ogni caso gli over 50 che al 15 giugno non hanno fatto le due dosi e il primo booster. In tutto un po’ meno di due milioni di persone alle quali è arrivato l’avviso dell’avvio del procedimento. Della misura, peraltro, si sarebbe parlato anche nel primo Consiglio dei ministri che si è tenuto lunedì scorso.
Ma il governo, alla scadenza di ieri, non ha presentato l’emendamento anticipato che doveva essere agganciato al decreto Aiuti-ter, in fase di conversione alla Camera. Ne dà conferma la relatrice del provvedimento, la deputata di FdI Ylenia Lucaselli: «Credo che l’esecutivo voglia fare una valutazione più approfondita e varare un atto complessivo che regoli la materia», dice. Da quanto si apprende, il governo si sarebbe accorto di un problema che nasce da una semplice evidenza: «Con la norma annunciata – afferma Lucaselli – c’è il rischio di una disparità di trattamento fra chi ha già pagato la multa e chi no». Ma c’è un giallo: il governo Draghi, infatti, ha finora inviato a partire da aprile e tramite l’Agenzia delle Entrare solo “comunicazioni di avviso del procedimento sanzionatorio”. Una buona parte dei destinatari, circa 600 mila, nei mesi scorsi si sono giustificati dando prova di errori delle Asl (magari mancate registrazioni di infezione o somministrazione). Chiha pagato la multa, insomma, l’avrebbe fatto anche prima del tempo necessario, addirittura usando un Iban sbagliato. Si tratta di pochissime persone, meno di mille.
Ma la questione non è tecnica, né economica: il Mef fa sapere di aver dato solo un ok tecnico alla disposizione. Insomma, in controluce la decisione ha i connotati dell’opportunità politica. Di certo, l’annuncio delle misure di allentamento sul Covid da parte del governo Meloni era stato seguito da un monito di Mattarella che aveva proprio sottolineato l’importanza dell’immunizzazione. Il capo dello Stato aveva lodato la «grande adesione alla vaccinazione, dovuta all’ammirevole senso di responsabilità della quasi totalità dei nostri concittadini».
In Parlamento gli unici a insorgere nella maggioranza erano stati alcuni parlamentari di Forza Italia, fra cui Licia Ronzulli e Giorgio Mulè. Quest’ultimo oggi rincara la dose: «La norma che congela la multe contiene un segnale sbagliato, alla stregua di quella sullo stop all’obbligo vaccinale per i medici. Quando abbiamo segnalato il problema – dice Mulè – non volevamo fare i Pierini o i sabotatori come ha pensato qualcuno. Forse serviva maggior buon senso e rispetto del principio di eguaglianza». In serata, il ministro Orazio Schillaci si è premuratodi ricordare, davanti alle telecamere del Tg5, l’importanza dei vaccini: «Sono stati uno strumento indispensabile per la lotta alla pandemia e rimangono da raccomandare alle persone fragili, agli anziani e ai più deboli». Ma i numeri registrano nell’ultima settimana un netto rallentamento delle quarte dosi (tra il 25 e il 40% per cento in meno di quelle precedenti). Ovvero dall’inizio del nuovo corso meloniano. «È il messaggio subliminale che sta passando con misure come il rientro negli ospedali dei No Vax – dice l’assessore alla Salute del Lazio Alessio D’Amato – cioè che la pandemia è finita e che di fatto non c’è più bisogno di vaccini».

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