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Dipendenti pubblici, 80 mila precari in pista per un posto fisso entro il 2020. La riforma Madia prevede assunzioni per chi lavora da 3 anni e ha vinto un concorso

Con la riforma del pubblico impiego arriva anche la stabilizzazione dei precari vincitori di concorso. La bozza del Testo Unico prevede che i precari con almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, possano essere assunti nel triennio 2018-2020. Un termine che certo allunga ulteriormente i tempi, rilevano i sindacati. Le assunzioni terranno conto del fabbisogno effettivo, e non delle piante organiche, che spesso non rispondono più all’organizzazione e alle esigenze delle pubbliche amministrazioni.

È ancora da stabilire il numero dei precari che sono interessati alla stabilizzazione. Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia è in attesa di una stima precisa da parte della Ragioneria dello Stato. I sindacati parlano di circa 80.000 persone: di queste la maggior parte sono lavoratori a tempo determinato, e quasi sempre vincitori di concorso, mentre tutti gli altri sono atipici a vario titolo, dai collaboratori ai contratti a progetto. Per loro, se hanno comunque lavorato per tre anni, si profila una riserva di almeno il 50% per cento nei prossimi concorsi che verranno banditi. L’auspicio è che con questo corposo numero di assunzioni si metta fine a una lunga storia di precariato indiscriminato nella Pubblica Amministrazione, che è costato all’Italia anche una condanna in sede Europea. «In futuro io credo che la P.a. debba fare ricorso solo a personale in somministrazione per esigenze veramente temporanee suggerisce il segretario confederale della Cisl Maurizio Bernava e all’apprendistato di terzo livello (qualificato) per formare i giovani».

I dettagli nella versione definitiva del Testo Unico che il ministro Madia presenterà questo pomeriggio ai sindacati alle 15.30 a Palazzo Vidoni. Il confronto però si giocherà principalmente sulle questioni rimaste aperte lunedì, e cioè il ruolo cardine della contrattazione secondo le modalità affermate con l’accordo quadro del 30 novembre scorso tra governo e sindacati, le prerogative della contrattazione di secondo livello, il rilancio di una meritocrazia vera, affidata a obiettivi chiari, trasparenti e valutabili anche dalla stessa utenza. Cgil, Cisl e Uil si aspettano che le modifiche richieste siano state inserite negli art.2, 5 e 40. «Parliamo di produttività, efficienza, partecipazione dei lavoratori. Di accordi sulla produttività e di welfare aziendale, innovazioni che contano molto di più degli 80 euro in busta paga», insiste Bernava. Per poi passare prestissimo ai contratti «per sanare un’ingiustizia che dura da oltre 7 anni», ricorda il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. Per questo «occorre apportare modifiche al Testo Unico sulla Pa, altrimenti si rischia di complicare la stessa partita dei rinnovi».

Repubblica – 15 febbraio 2017 

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