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Ddl Regione Veneto. Palazzi e terreni delle Usl in garanzia per ottenere dallo Stato prestiti per 500 milioni

1a1a1_0a00aaaapalazzo_balbi_1--401x175L’urgenza è sempre la solita, quella di trovare denari sonanti, in fretta. Anche perché da Roma continuano ad arrivare solo e soltanto brutte notizie e la sanità non fa eccezione: tagli ai rifornimenti, al personale, ai farmaci, ai dispositivi medici, alle prestazioni delle cliniche private. Bisogna ingegnarsi. Così, dopo il fondo dedicato agli investimenti nelle Usl costituito in occasione dell’ultima Finanziaria (rimpinguato con 70 milioni di euro), l’assessore alla Sanità Luca Coletto ed il suo segretario generale, Domenico Mantoan, hanno messo a punto un nuovo disegno di legge, che prevede la costituzione di un fondo immobiliare all’interno del quale verranno fatti confluire palazzi, terreni e appartamenti di proprietà delle Usl ma non strettamente funzionali all’attività sanitaria.

L’elenco è lungo: dopo una ricognizione dei patrimoni delle aziende, che ha rivelato i casi i più disparati e curiosi (basti pensare, ad esempio, che l’Usl di Venezia risulta proprietaria di un albergo nel centro storico lagunare e quella di Verona di un appartamento a Milano), sono stati individuati 96 immobili, frutto per lo più di lasciti ereditari o donazioni da parte di ex pazienti. Si leggono, tra gli altri, l’ex casinò di Pieve di Cadore, Villa Polit a Trichiana, la Casa Chinotto di Vicenza, l’edificio Scarabel di Treviso, l’ingresso dell’ex manicomio di Verona, il complesso «Belluzzo» a Legnago, tre appartamenti a Trieste di proprietà dell’Usl dell’Alto Vicentino, mentre quella di Asolo ha una casa sul Montello e l’Istituto oncologico tre abitazioni in via San Marco, a Padova. Per non dire dei terreni, campi destinati all’agricoltura, inutilizzabili per chi è chiamato a «produrre salute»: ne hanno a bizzeffe soprattutto le Usl di Vicenza, di Treviso, di Venezia e di Rovigo.

Individuati gli immobili «inutili», la Regione ha deciso di conferirli all’interno di un fondo immobiliare, che non verrà affidato ad una Sgr esterna bensì gestito in house da Palazzo Balbi, e sarà messo a garanzia di un prestito presso la Cassa depositi e prestiti di circa 500 milioni di euro. Una cifra monstre, quella stimata dagli uffici di Mantoan, che potrà essere utilizzata per finanziare i nuovi investimenti che saranno autorizzati dalla Crite, ossia la commissione regionale per l’investimento in tecnologia ed edilizia presieduta proprio dal segretario generale. Stiamo parlando di ampliamenti degli ospedali, dell’acquisto di macchinari (di recente ne ha parlato anche il governatore Luca Zaia), di attrezzature, impianti e automezzi. Il disegno di legge, come si diceva, è pronto già da alcuni giorni: per approdare in aula attende soltanto il timbro dell’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti e del suo segretario generale, Mauro Trapani, che hanno posato la loro lente sul provvedimento e, a quanto pare, starebbero procedendo ad alcune limature, allertati da quanto è accaduto con gli immobili inseriti nel piano di alienazione del vice presidente Marino Zorzato.

A proposito di questi ultimi: dopo che cinque degli otto edifici messi in vendita da Palazzo Balbi hanno visto andare deserte ben due aste (per altri tre è in corso la pubblicazione del secondo avviso, ma le speranze di incassare stanno a zero), con complicazioni notevoli per il bilancio regionale (i soldi erano già stati messi alla voce «entrate», così che si è venuto a creare un buco improvviso di 79 milioni), la giunta ha deciso ieri di provarci una terza volta, ma con qualche aggiustamento che dovrebbe rendere l’operazione un po’ più appetibile in un mercato immobiliare a dir poco depresso. I prezzi verranno dunque abbassati del 10%, le offerte potranno arrivare in laguna entro il termine dilazionato di 60 giorni (in precedenza erano 30) e la polizza fideiussoria da presentare in allegato all’offerta è stata tagliata dal 10 al 5%. L’impressione, comunque, è che i tecnici della Regione non nutrano troppa fiducia neppure in questo ennesimo tentativo, tanto è vero che si è deciso di affiancare alla valutazione su quali nuovi immobili inserire nella sessione 2013 del piano la possibilità di spostare tutto in un fondo immobiliare (ipotesi già valutata in Regione un anno fa) o eventualmente di procedere con una cartolarizzazione.

Infine, sempre in tema «mattone pubblico e affini», si segnala l’avvio ieri in giunta dell’iter che dovrebbe portare in tempi brevi alla fusione delle immobiliari partecipate dalla Regione, come peraltro richiesto dal governo nell’ambito della razionalizzazione imposta dalla spending review (contro cui, è bene ricordarlo, il Veneto ha ricorso alla Consulta). Si tratta delle note Immobiliare Marco Polo e Società Veneziana Edilizia Canalgrande, cui dovrebbero aggiungersi Terme di Recoaro e Rocca di Monselice spa.

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 24 ottobre 2012

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