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Disfida dello zucchero tra Italia e Oms. Lorenzin: «Sbagliato dimezzarne l’uso. I nostri prodotti aggrediti senza nessuna base scientifica seria»

«Zucchero, il nuovo tabacco»? Pare sostenerlo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Oms, che porta avanti anche attraverso una consultazione popolare su internet una battaglia contro il più dolce degli alimenti. La proposta è di dimezzarne il consumo dal 10 al 5% del totale delle calorie assunte quotidianamente. La raccomandazione non esonera le aziende, che sarebbero costrette così a commercializzare prodotti privati di una buona parte della sostanza più gradevole per il palato.

L’Italia però non condivide questa politica i cui effetti rischiano di colpire molti marchi nazionali. È contraria Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, impegnata a difendere il made in Italy nel semestre europeo a guida tricolore: «No a diktat senza base scientifica. È un’aggressione alle nostre tradizioni dolciarie. Poi però viene ammessa l’invasione di biscotti, barrette e cose simili con aspartame (un edulcorante artificiale ndr».

Il ministro interverrà oggi alla seconda conferenza internazionale sulla nutrizione organizzata dalla Fao e dall’Oms, 190 Paesi partecipanti. Si parlerà dei problemi che affliggono il mondo, malnutrizione da una parte, obesità in vertiginoso aumento dall’altra. I due estremi. Il tema dello zucchero non rientra nel programma ma è invece argomento di grande attualità qui da noi.

Dieci giorni fa a palazzo Chigi diversi produttori del settore alimentare hanno incontrato il premier Renzi e la Lorenzin per esporre le rispettive difficoltà. Si è discusso anche di zucchero. «È un falso pretesto quello di porre un freno al dilagare dell’obesità, diabete e malattie cardiovascolari attraverso azioni del genere, che penalizzano i marchi italiani. Non si risolve nulla, ci vogliono iniziative di altro tenore». Il ministro pensa all’educazione alimentare a scuola, alla scelta corretta dei cibi (freschi anziché confezionati), alla promozione dell’attività fisica, al sostegno della dieta mediterranea.

L’Oms propone di abbassare il limite di 10-12 cucchiaini al giorno di zucchero — attualmente indicato — a un massimo di 5-6. La stessa strategia adoperata contro il sale e i grassi saturi, prevalentemente di origine animale. L’Italia non è d’accordo per una questione di metodo. Proprio come non lo fu di fronte all’introduzione in Inghilterra dei semafori posti sulle etichette delle confezioni. Rosso indica il pericolo, il giallo segnala cibi mediamente pericolosi, il verde dà il via libera al consumatore. Olio e parmigiano italiano hanno ricevuto il bollino più dissuasivo. Il nostro governo si è opposto assieme alla maggioranza dei Paesi Ue al modello britannico. La Commissione europea a ottobre ha avviato una procedura di infrazione contro i semafori. Intere categorie di alimenti fondamentali in alcune diete erano discriminati.

Per Andrea Ghiselli, membro del Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) la controffensiva dell’Oms non ha senso: «La raccomandazione è di contenere il consumo di zuccheri aggiunti, inclusi miele e succhi di frutta. Esempio, se il fabbisogno giornaliero è di 2.000 calorie si dovrebbe togliere l’equivalente di 5 bustine di zucchero, 25 grammi. È una riduzione punitiva sul piano del gusto. Oltretutto non c’è alcun vantaggio per la salute».

Margherita De Bac – Il Corriere della Sera – 19 novembre 2014 

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