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Domande & risposte. Per gli esuberi della Pa c’è la ricollocazione. Quali criteri sono alla base di un rinnovo del contratto del pubblico impiego?

La contrattazione collettiva nel pubblico impiego è disciplinata, in coerenza con il settore privato, partendo da un livello nazionale e un integrativo. La durata è triennale e viene stabilita in modo che vi sia coincidenza fra la vigenza della disciplina giuridica e di quella economica. Dall’ultimo rinnovo del 2009 non è stato più utilizzato il parametro dell’inflazione programmata per definire la base economica del rinnovo e anche per quello in corso, valido per il triennio 2016-2018, si partirà da una disponibilità di finanziamento fissata dal governo. I contratti integrativi (con premi di risultato) saranno invece definiti sulla base delle risorse che le diverse amministrazioni potranno mettere in campo. Dopo la riforma del pubblico impiego vale ricordare che gli accordi sindacati-Aran sono definiti fino a un massimo di quattro comparti di contrattazione collettiva nazionale, cui corrispondono non più di quattro separate aree per la dirigenza

Gli ammortizzatori

Qual è lo strumento per gestire gli esuberi nella Pa?

Nel settore pubblico non si utilizzano gli ammortizzatori previsti nel privato. Il personale in esubero di un’amministrazione può essere posto in pre pensionamento, ove ne ricorrano le condizioni, oppure viene messo in disponibilità per essere ricollocato in altre amministrazioni. In questo status, che può avere una durata massima di 24 mesi, il lavoratore ha diritto ad un’indennità pari all’80% dello stipendio e dell’indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento

Il lavoro agile

Quando partirà la conciliazione vita-lavoro nella Pa?

La riforma Madia (legge 124/2015) prevede che le amministrazioni si organizzino per l’attuazione del telelavoro e la sperimentazione, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che consentano, entro tre anni, che almeno il 10% dei dipendenti possa, se vuole, utilizzare questa forme di flessibilità. Si dovrebbe partire l’anno prossimo. Sono previsti, nei limiti delle risorse disponibili, anche possibilità di convenzioni con asili nido e scuole dell’infanzia, nonché accordi tra diverse amministrazioni pubbliche, che vengano attivati servizi di supporto alla genitorialità, aperti durante i periodi di chiusura scolastica.

Il Sole 24 Ore – 2 luglio 2017

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