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Dove va il diritto agroalimentare europeo? Verso la rinazionalizzazione o l’armonizzazione? Come sono cambiate le regole del mercato e dell’informazione sugli alimenti

Un’Unione Europea che sembra sdoppiata: da un lato una food security sempre più nazionalizzata, con misure di aiuti finanziari alle imprese lasciate all’ambito locale, e in fase di contrazione. Dall’altro, una food safety invece sempre più egalitaria e con gli stessi standard in tutti gli Stati dell’Unione.

E semmai con aspetti “allargati” della food safety in via di definizione-si pensi appunto al regolamento “Informazione Alimentare ai Consumatori”, il reg.1169/2011 dell’Unione, che –almeno sulla carta-può essere considerato direttamente applicativo in tutti i territori europei.

Partendo da questa premessa, il testo analizza vari aspetti centrali per la definizione correte del diritto agroalimentare: dalla sicurezza alimentare, con il principio di precauzione, fino agli aspetti più propriamente di informazione ai consumatori, con quelle indicazioni previste e invece quelle vietate e con accenni anche alla pubblicità alimentare, ai marchi geografici e alla produzione biologica.

Alla fine del libro, se ne ricava un’impressione di forte evoluzione del quadro non solo strettamente normativo, ma più in genere regolatorio: con proprio la nuova norma sull’informazione ai consumatori che sembra ri-aprire spazi insperati di legislazione nazionale, anche in tema di indicazione dell’origine e più in genere di tutela della salute pubblica e di contrasto alle frodi.

Alcuni aspetti rimangono tuttavia irrisolti: ad esempio, circa la denominazione legale dell’alimento, che in  base all’evoluzione del diritto, è quella dello stato di produzione dell’alimento e non di quella di commercializzazione, tranne in caso di in cui vi sia già un prodotto con lo stesso nome ma con sostanzialmente diversa natura nel mercato target dell’esportatore.  In questo caso, nonostante vi sia stata un’evoluzione dalla prima interpretazione del 1979 della Corte di Giustizia UE (sentenza “Cassi de DIjon”), fino all’ultima del 1991 (“Smanor”), permangono numerose ambiguità.

Infatti è richiesta una “notevole” differenza tra la tipologia del prodotto esportato con un dato nome e quella con il cui nome è già presente nello Stato che importa. Ma cosa significa “notevole”? Fino ad oggi certamente la norma ha garantito maggiormente la tutela della libera circolazione delle merci, senza un’adeguata garanzia degli standard qualitativi minimi e con un fenomeno che gli autori non tardano a descrivere come “law shopping”, ovvero, diffusione delle normative di prodotto peggiori: per cui, subendo la concorrenza di prodotti esteri con requisiti meno vincolanti, gli Stati possono decidere- per tutelare meglio le proprie imprese- di adeguarsi a tali standard.

E’ quello che è successo- un caso su tutti- in Italia in questi anni, con la mozzarella ed i latticini: Italia che ha dovuto implicitamente rinunciare ai requisiti della legge 11 aprile 1974, n. 138, sul divieto di ricostituzione con latte in polvere, siccome altri Stati adottano norme più permissive.

Il testo, agile e completo, permette una rassegna preliminare su aspetti al centro del dibattito della tutto sommato recente normativa agroalimentare UE. Sottolineando lo stato in fieri di una armonizzazione normativa non sempre compiuta.

Germanò, A., Ragionieri, M.P., Basile Rook, E. (2014) “Diritto agroalimentare. Le regole del mercato degli alimenti e dell’informazione alimentare”. Giappichelli Editore, Torino. 

Sicurezza alimentare Coldiretti – 26 febbraio 2015 

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