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Drammatica situazione all’Inran, dopo la chiusura probabili 80 licenziamenti

L’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) è, come noto, uno degli enti soppressi dalla spending review. Triste vicenda? Peggio, se si considera il fatto che è stato ordinato un taglio dei fondi provenienti dal Ministero delle Politiche Agricole e necessari al pagamento degli stipendi del personale di ruolo.

La mancata copertura dei costi degli stipendi sta impedendo l’accorpamento del personale dell’INRAN al Consiglio di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (CRA), previsto per legge lo scorso 5 ottobre. Questo ritardo ha prodotto la paralisi dell’attività di ricerca dell’ente e, con molta probabilità, alla fine di dicembre, causerà il licenziamento di un’ottantina di ricercatori precari.

Il motivo del mancato accorpamento? È presto detto: i costi del personale INRAN determinerebbero un aggravio di spesa insostenibile per il bilancio del CRA, già reso magro dai tagli ai fondi per la ricerca realizzati dal Ministero delle Politiche Agricole negli scorsi anni.

In questi giorni è emerso un sistema che utilizzava in modo illecito i finanziamenti su un capitolo di spesa del MIPAAF (legge Legge 499/99). Il ministro Catania ha sostenuto di aver azzerato questo capitolo in modo da evitare l’uso discrezionale dei fondi, e ha facilitato l’uscita dal ministero del “Centurione” Giuseppe Ambrosio, il principale inquisito nell’inchiesta, garantendogli la poltrona di direttore generale del CRA.

Purtroppo, era in base alla Legge 499/99 che veniva finanziata la ricerca in agricoltura e le attività dell’INRAN. Le drammatiche situazioni dell’ente e del suo personale sono il vero capolavoro “tecnico” di Mario Catania, dg del Ministero delle Politiche Agricole prima della nomina a ministro.

Il messaggio è chiaro: grande volontà di insabbiare tutto, anche a costo di fare dell’INRAN “carne di porco”.

Spudorate le recenti dichiarazioni di Catania: «Nel corso degli anni, il lavoro del CRA e dell’INRAN ha prodotto risultati davvero significativi; tuttavia non ha goduto della dovuta attenzione da parte dell’opinione pubblica e purtroppo anche delle istituzioni. Si tratta invece di un patrimonio importantissimo che, grazie ai nostri ricercatori, ha saputo offrire un contributo essenziale a tutto il sistema paese».

A conti fatti, non ha goduto della dovuta attenzione neppure da parte dell’attuale Ministro delle Politiche Agricole.

Il Fatto alimentare – 20 dicembre 2012

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