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Ebola, l’Usl 9 vara un protocollo di intervento: isolamento dei casi sospetti, procedura diagnostica e iter per esami ematochimici in sicurezza

Dal primo settembre il Veneto ha un proprio “Protocollo regionale per la malattia da virus ebola”, la settimana scorsa, l’azienda sanitaria trevigiana ha convocato tutti i medici che potrebbero essere interessati da un potenziale caso di ebola per elaborare, insieme a loro, un prontuario interno di applicazione del disciplinare regionale.

Hanno preso parte all’incontro: pediatri, laboratoristi, microbiologi, igienisti, ginecologi, medici del pronto soccorso e direzione sanitaria dell’Usl 9. I professionisti coinvolti hanno quindi vagliato alcuni possibili scenari e stilato modalità e procedure con cui intervenire. Sono state decise le azioni da compiere nel caso di paziente pediatrico, donna in gravidanza, soggetto in rianimazione con probabili sintomi del virus. Stabilite anche le precauzioni che il personale sanitario dovrà rispettare per evitare il contagio, come l’impiego di guanti, camici monouso, mascherina chirurgica e visiera. «Come ospedale, dal punto di vista operativo, siamo pronti a intervenire. L’incontro è servito a coordinarci su scala provinciale anche con le Usl 7 e 8», spiega Pier Giorgio Scotton, primario delle Malattie Infettive del Ca’ Foncello. Nell’eventualità di un caso sospetto (così viene definito un soggetto che presenta febbre e ha soggiornato in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, paesi interessati dall’epidemia) o di un caso probabile (cioè un soggetto che documenta di aver avuto contatti a rischio, per esempio l’accudimento o l’assistenza di un malato), il paziente sarà ospitato in una delle tre stanze d’isolamento predisposte nel reparto di Malattie infettive del Ca’ Foncello. Stabilita anche la procedura diagnostica e quindi l’iter per compiere gli esami ematochimici in sicurezza. «I campioni di sangue prelevati vanno mandati al laboratorio di Virologia dell’istituto Spallanzani di Roma per la diagnosi definitiva» continua Scotton. Mentre nel caso di positività, il paziente sarà prelevato da Treviso con un’ambulanza attrezzata e portato a un centro specializzato nel trattamento dei virus emergenti. L’attenzione resta alta anche fuori dall’ospedale, il settore Igiene Pubblica, tramite i distretti socio sanitari, sta lavorando con i medici di base. Un tema più che attuale con gli allarmi di casi sospetti che non si contano in tutta Italia. Il consiglio di sicurezza dell’ Onu terrà una riunione di emergenza sull’emergenza Ebola nei prossimi giorni a testimonianza del fatto che si tratta di un problema planetario.

Valentina Calzavara – la tribuna di treviso – 14 settembre 2014  

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