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Tagli in sanità, Fondazione Gimbe: «La salute degli Italiani vale più di 80 euro. Per la spending review non serve l’accetta»

«Per effettuare una sana spending review in Sanità non serve l’accetta, ma una chirurgia superselettiva». Con questo suggerimento Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, interviene nell’acceso dibattito sui nuovi possibili tagli alla Sanità pubblica.

Interventi mirati, quindi, «finalizzati a eliminare miliardi di euro/anno di inaccettabili sprechi che si annidano a tutti i livelli: politico, organizzativo, professionale e sociale. Il tema della sostenibilità del Ssn non può essere affrontato esclusivamente sotto il segno della finanza pubblica. Occorre mirare al duplice obiettivo di tagliare gli sprechi e investire su servizi e prestazioni sottoutilizzate, sotto il segno delle migliori evidenze scientifiche. Considerato che la maggior parte degli sprechi conseguono al limitato trasferimento delle evidenze alla pratica clinica e all’organizzazione dei servizi sanitari, la sostenibilità del SSN non può più prescindere da adeguati investimenti per migliorare la produzione delle conoscenze, il loro utilizzo da parte dei professionisti e la governance dell’intero processo per trasferire le conoscenze all’assistenza sanitaria».

Fondamentali governance nazionale e programmazione. Secondo Cartabellotta, «senza un’adeguata programmazione e una governance nazionale, la spending review “interna” alla Sanità definita dal Patto per la Salute rischia di rimanere lettera morta. Infatti, se è sacrosanto che tutte le risorse recuperate rimangano nel comparto sanitario, in assenza di chiari obiettivi di disinvestimento e riallocazione, la maggior parte delle Regioni non riuscirà mai nella duplice titanica impresa di tagliare gli sprechi e investire su servizi e prestazioni sottoutilizzate, oltre che effettuare i necessari investimenti strutturali».

«Dal momento che nel programma dei mille giorni non s’intravedono impegni concreti per la Sanità – conclude il presidente di Gimbe – il Governo deve, una volta per tutte, scoprire le sue carte. Delle due l’una: o manca un disegno in grado di generare consenso, oppure il disegno esiste, ma è meglio non renderlo pubblico perché rischia di generare un dissenso generale. In particolare, se il Governo è stato realmente sedotto dal “venticello europeo” che intende liberarsi di una consistente parte della spesa pubblica destinata alla Sanità meglio non parlarne. Peccato che questo “assordante silenzio” stia in realtà spianando la strada all’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati e sfilando dalle tasche degli italiani un servizio sanitario pubblico, conquista sociale difficilmente compensabile con 80 euro al mese!».

Il Sole 24 Ore sanità – 15 settembre 2014 

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