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Ebola, Oms nella bufera per l’allarme tardivo. Secondo l’Associated Press il ritardo per non danneggiare le economie dei paesi colpiti. Pulvirenti: mi pare impossibile

L’Organizzazione mondiale della sanità è finita nella bufera. Documenti ed e-mail interne ottenute dall’Associated Press dimostrerebbero che l’Oms ha rinviato per due mesi l’annuncio dell’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale temendo di danneggiare le economie dei Paesi coinvolti.

La stessa Oms ha riconosciuto di essere stata “non tempestiva”, ma dà la colpa per la sua risposta tardiva in parte alle caratteristiche sorprendenti dell’esplosione di Ebola, la peggiore mai verificatasi con più di 10.000 morti presunti.

I documenti, invece secondo Ap “dimostrano che i funzionari dell’Oms vennero informati presto della situazione disastrosa e ricevettero una richiesta urgente di aiuto”. Le carte di cui la Ap è venuta in possesso paiono dire inoltre che i dirigenti ventilarono l’idea di dichiarare un’emergenza sanitaria internazionale riguardo alla diffusione dell’epidemia ai primi di giugno, due mesi prima della dichiarazione ufficiale, datata 8 agosto 2014. Ma i top manager dell’Oms scoraggiarono l’idea di un annuncio immediato, dicendo che la dichiarazione poteva essere vista come “un atto ostile” e danneggiare le economie dei paesi coinvolti.

“Se dovesse essere confermato sarebbe molto grave, ma sono incredulo rispetto al fatto che l’Organizzazione mondiale della sanità Oms abbia potuto ritardare l’annuncio dell’epidemia di Ebola per timori economici”, dice Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano di Emergency infettato dal virus Ebola in Sierra Leone e poi guarito dopo il ricovero, di oltre un mese, all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma.

“Ho delle riserve – continua Pulvirenti, che si è detto pronto a ripartire per l’Africa -, perchè non mi pare possibile un simile comportamento da pare dell’Oms. Sono incredulo che abbiano potuto ritardare l’allarme su Ebola. Indubbiamente, se tutto ciò fosse vero sarebbe grave, perchè ritardare l’annuncio di questa epidemia di due mesi potrebbe aver pesato anche sul bilancio delle vittime”.

L’Avvenire – 21 marzo 2015

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