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Ecco il domicilio digitale. Multe e atti pubblici arriveranno via mail. Risparmi per 250 milioni. Nuovo tassello della Riforma Madia

Ogni cittadino potrà ricevere in formato digitale (su Pec o servizio elettronico in linea con le regole Ue) ogni comunicazione e notifica, multe comprese, da parte della Pubblica amministrazione

La vecchia cassetta delle lettere va in pensione. E addio alle spese postali per i Comuni: ogni cittadino attraverso un «domicilio digitale», un indirizzo online certificato o un servizio elettronico di recapito in linea con le regole Ue, sarà raggiunto da ogni tipo di comunicazione e notifiche, multe comprese, da parte della pubblica amministrazione. Ecco i contenuti del decreto correttivo del Codice dell’amministrazione digitale (Cad), che fa parte della riforma Madia avviata nel 2015. Così tra cittadino e Pa il rapporto sarà più trasparente e diretto.

Il documento ha superato ieri l’esame del Consiglio dei ministri che ha così voluto anticipare i tempi senza aspettare la piena funzionalità dell’Anagrafe unica della popolazione residente (Anpr). Il nuovo decreto legislativo, che corregge alcune parti del Codice dell’amministrazione digitale del 2016, farà risparmiare, secondo l’esecutivo, solo agli enti locali circa 250 milioni l’anno azzerando le spese postali per tutti coloro che posseggono la posta certificata (Pec) o l’identità digitale (Spid). Sul domicilio digitale si prevede una spesa di circa 200 mila euro per il 2018 e il 2019 e la creazione, oltre ai registri degli indirizzi delle imprese e delle Pa già esistenti (Ini-pec e Indicepa), dell’elenco dei domicili digitali delle persone fisiche e dei soggetti privati in formato aperto e liberamente consultabile. Speriamo, però, che siano robusti i filtri (indispensabili) per impedire a tante aziende di usare questo elenco per raggiungere con offerte pubblicitarie la mail di milioni di cittadini. Sul progetto sta lavorando il team guidato da Diego Piacentini, commissario straordinario per l’Agenda digitale.

Soddisfatta la ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia: «Prosegue il percorso di digitalizzazione della Pa. Da tre anni stiamo lavorando con un approccio diverso: non serve appesantire le amministrazioni di obblighi, è molto più efficace riconoscere nuovi diritti ai cittadini. Anche il nuovo Codice dell’amministrazione digitale è un processo in divenire che va curato giorno dopo giorno, con un monitoraggio continuo».

Inoltre per quanto riguarda il pagamento di tasse e tributi, il decreto precisa «che resta fermo l’utilizzo dello strumento dell’F24». Le nuove regole varranno poi anche per i gestori di servizi pubblici, autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione e autorità del sistema portuale. Si introduce anche la nuova figura del difensore civico unico digitale, che rappresenterà tutta la pubblica amministrazione. Non solo: dal 2019 scatta l’obbligo del pagamento telematico anche per i «prestatori di servizi a pagamento», come banche e uffici postali.

Il Comunicato del Consiglio dei ministri

2. Codice dell’amministrazione digitale

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Il decreto integra e modifica alcune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, in conformità a quanto previsto dalla legge delega, al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

Le linee portanti del nuovo intervento legislativo sono:

a. proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con il precedente intervento;

b. rafforzare la natura di “carta di cittadinanza digitale” della prima parte del Codice, concentrando in essa le disposizioni che attribuiscono a cittadini e imprese il diritto a una identità e a un domicilio digitale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented, quello a partecipare effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e quello a effettuare pagamenti online;

c. promuovere integrazione e interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle diverse amministrazioni;

d. garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali;

e. rafforzare l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e accrescere il livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale;

f. promuovere un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e garantire un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.

Il Corriere della Sera – 9 settembre 2017

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