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Effetto Russia sull’agricoltura e la zootecnia. A rischio l’export dell’Italia. Piano Ue per aiutare i piccoli produttori. Vertice straordinario il 7 settembre

Marco Zatterin. «In effetti è un problema», ammette Phil Hogan, commissario Ue per l’Agricoltura. E’ un problema che l’economia verde italiana sia troppo parcellizzata e dunque più esposta agli choc, a partire da quelli legati alle sanzioni imposte dall’Europa alla Russia, colpevole di aver fomentato la guerra civile in Ucraina. Settecento milioni di minore export per la penisola, riassume Coldiretti, con dati da verificare. Colpiti in particolare il settore di latte e frutta.

«E’ più difficile reagire quando si è piccoli – concede l’irlandese -. Ed è per questo che cerchiamo di aiutare i produttori a impostare trattative collettive per un migliore e più redditizio accesso alla distribuzione. La questione è seria, puntiamo ad accelerare i programmi».

Summit a Bruxelles

La crisi non è uguale per tutti. «L’effetto delle sanzioni economiche si sente soprattutto sull’agricoltura», ha spiegato ieri Hogan, per il quale «possiamo concordare che ci sono difficoltà, specie nei Baltici e specie nei settori caseario e della carne di maiale». Per questo il 7 settembre è stata convocata una riunione straordinaria dei ministri verdi dell’Ue, immediatamente compensata da una manifestazione dei diretti interessati, pronti a bloccare coi trattori la città che li finanzia e li sostiene da quasi sessant’anni. Si attendono decisioni di breve periodo. Con un’avvertenza. «Ci sono dei limiti a quello che possiamo fare», confessa il commissario irlandese, che ieri ha sentito al telefono il ministro italiano Martina.

Le incognite sul latte

Sul tavolo tre ipotesi, al momento. In evoluzione. Gli allevatori, l’Europarlamento e molti governi chiedono un aumento del prezzo minimo del latte crudo alla stalla sotto il quale l’Ue è chiamata a intervenire per aiutare le aziende (21 cent). Bruxelles dice che non se parla, anche perché la media è attualmente intorno ai 30 cent (circa 36 per l’Italia). Una seconda possibilità per aiutare il mercato dell’oro bianco sarebbe quella di utilizzare per il mercato una parte del ricavato delle super multe imposte dall’Unione per lo sforamento delle quote nell’ultimo anno della loro esistenza. Si parla di 700 milioni, una parte dei quale potrebbe essere dirottata per compensare l’effetto sanzioni. La terza via è quella dell’azione sulla catena della distribuzione alimentare. I margini sono ridotti per la legittimità impossibilità di influenzare le decisioni di imprese private, ma qui si può agire aiutando le aziende a fare massa nel negoziate i listi di vendita dei prodotti. Come si diceva per l’Italia. A proposito.

Riso e prodotti Dop e Igp

Il commissario Ue Hogan respinge le preoccupazioni dei produttori nostrani, leader europei, che vedono nell’accordo con il Vietnam una minaccia per il settore del riso. «E’ ragionevole», ha affermato, sottolineando poi di «non avere sentito nessuno complimentarsi per il fatto che cadono i dazi sul latte». L’irlandese ha pii assicurato che l’«Ue prende «in seria considerazione» la questione della tutela dei prodotti a indicazione geografica protetta, cioè Dop e Igp, «in qualsiasi negoziato di libero scambio», incluso quello con gli Usa. La lotta ai falsi resta una priorità. Anche se, come spiegava un diplomatico statunitense, sarà «dura trovare un politico Usa che imponga a un napoletano di quarta generazione che fa la mozzarella come sua nonna di non chiamarla mozzarella».

La Stampa – 27 agosto 2015 

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