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Emilia-Romagna. Penocchio: quale rilancio per l’apicoltura senza veterinari?

Il Presidente Fnovi replica alle parole di Tiberio Rabboni, assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia Romagna, ritenendo che non si possa rilanciare il settore apistico senza l’opera dei veterinari.

I 10 mila operatori, di cui 800 professionisti, devono poter accedere a finanziamenti utili ad ottenere una consulenza qualificata nel campo della diagnosi, prognosi e terapia, per la messa in atto di programmi di risanamento aziendali dalle patologie incurabili e per la conduzione biologica degli alveari.

Stanziare 533 mila euro, senza prevedere finanziamenti in questa direzione non produce alcun rilancio dell’apicoltura, bensì procrastina il perpetuarsi delle problematiche che hanno condotto l’apicoltura in un vicolo cieco: nel bricolage farmaceutico, nella schiavitù dalle molecole chimiche, nella contaminazione degli alimenti, nella improduttività. Chi insiste con la promozione della figura del tecnico apistico, retaggio dei tempi in cui i Consorzi Apistici sopperivano alla assenza della Sanità Pubblica Veterinaria, quale unica risposta alla richiesta di assistenza e non sa riconoscere oggi il ruolo e la competenza veterinaria, non vuole il meglio per l’apicoltura.

Acaricidi e antibiotici nelle mani di chiunque sono un boomerang che oggi spazza via le famiglie e mette le aziende a rischio di pesanti sanzioni. Tenere lontani gli apicoltori dai veterinari produce questi risultati: l’occultamento delle malattie infettive ed infestive diffusive, il loro mancato controllo sul territorio nazionale, la contaminazione della cera e dei prodotto alimentari derivati dall’alveare da ogni sorta di molecola chimica, l’instaurarsi della resistenza di acari e batteri ai principi attivi, l’indebolimento e la morte delle famiglie. Molte leggi regionali e i relativi finanziamenti risentono della incapacità dei politici di riconoscere il valore professionale del veterinario in questo settore zootecnico e di distinguerlo da quello di figure laiche che di certo non possono svolgere attività medico veterinaria, né formare gli operatori sulle patologie e i relativi rimedi. Gli apicoltori devono poter scegliere i loro consulenti e quindi è necessario prevedere anche finanziamenti finalizzati all’assistenza veterinaria. Le aziende zootecniche che non mostrano di essere in linea con i Regolamenti CE sull’Igiene degli alimenti e con il Regolamento sul farmaco veterinario sono, a ragione, ritenute ad “alto rischio”.

Chiediamo una rettifica immediata della Proposta GPG/2012/1106 di Tiberio Rabboni, Deliberata dalla Giunta Regione Emilia Romagna con n° 1055/2012 del 23.07.12 e relativi allegati, in quanto non contemplante finanziamenti finalizzati all’assistenza veterinaria.

autore: Presidente Gaetano Penocchio – 21 agosto 2012

 

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