Le ipotesi: adenovirus e mutazioni

Sulla possibilità che l’adenovirus F41 sia uno dei principali indiziati dietro questi casi di epatite acuta, “potrebbe essere, ma in alcuni casi. Ovvero dove è stato trovato nel sangue, mentre può esserlo molto meno quando è stato intercettato nelle feci dove è presente anche in soggetti sani – puntualizza Maggiore – Inoltre l’adenovirus raramente e solo in soggetti immunodepressi può causare epatiti acute”.

Mentre sull’ipotesi di una mutazione più ‘cattiva’ dell’adenovirus frutto dei 2 anni di pandemia Covid e dei bambini meno esposti per via del lockdown, “non abbiamo contezza – precisa lo specialista – che questo tipo di virus possa dare in un tempo così breve un numero di casi così gravi”.

Orientato verso l’ipotesi adenovirus, il virologo Giorgio Palù, ex membro del Cts e presidente dell’Aifa: “Per ora non ha avuto la diffusione che si temeva, nonostante abbia colpito soprattutto bambini sotto i 5 anni non vaccinati contro Sars-Cov-2. La causa più probabile è l’adenovirus umano F41, già associato a forme gastroenteriche”.

I casi in Italia: la situazione

Per ora siamo in una fase di valutazione” per le epatiti acute di origine misteriosa in età pediatrica, ma “in Italia le segnalazioni sono sotto controllo, non si registra un aumento dei trapianti di fegato legati a questo tipo di epatite che di solito sono un paio a livello nazionale”. Lo ha detto Claudio Mastroianni, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e ordinario di Malattie infettive all’Università Sapienza di Roma.

Sull’origine di queste epatiti acute, l’infettivolgo precisa che “parliamo ancora di casi probabili e non sappiamo se c’è un cofattore insieme ad un agente patogeno – avverte – Quindi non abbiamo una causa ben definita e si sta svolgendo una sorveglianza attiva. Ma vediamo anche che a livello europeo, dopo l’escalation di segnalazioni dei mesi passati, ora c’è una stabilizzazione e l’incremento si è fermato”. Il messaggio della Simit è “di tranquillare i cittadini nella maniera più assoluta”, conclude Mastroianni.

Tra le possibili cause delle epatiti acute di origine misteriosa che hanno colpito circa 200 bambini nel mondo “viene annoverato l’adenovirus F41, forse con mutazioni. Ma questo tipo di virus è molto frequente trovarlo nei bambini sani e poi non è sempre stato riscontrato nei casi ad oggi registrati. Inoltre, l’adenovirus non è normalmente periepatico, se non in soggetti immunodepressi. Direi quindi che potremmo essere di fronte ad un virus che ha acquistato una patogenesi particolare, ma che si può trovare in soggetti sani”. Sono le parole di Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Secondo Andreoni, nei “circa 200 casi di epatite acuta sconosciuta dei bambini accertati fino ad oggi sono stati inseriti, almeno nei primi segnalati, casi retrospettivi e questo ha inciso sulla numerosità improvvisa. Ora – sottolinea l’esperto – stiamo assistendo ad una stabilizzazione delle segnalazioni e almeno in Italia non sono stati registrati nuovi casi. Ricordiamo che 200 casi nel mondo non sono tanti, ma rientrano nei numeri che avevamo anche prima rispetto alle epatiti acute sconosciute”.

“I cani? Un’ipotesi senza basi scientifiche”

Tra i fattori più svariati all’esame della Uk Health Security Agency, sono finiti anche gli animali domestici. “Quella dei cani mi sembra un’ipotesi senza basi scientifiche. Come sparare in aria e sperare di prendere un uccello. È vero che nel Regno Unito è l’animale domestico più diffuso nelle famiglie, ma lo è anche il gatto. Questo tipo di ‘legame’ mi lascia diverse perplessità”, commenta Giuseppe Maggiore, responsabile dell’Unità operativa di Epatogastroenterologia e Nutrizione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.