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Epidemia di Blue tongue, il contagio si diffonde. Nel Veronese in una settimana da 11 a 17 casi sui 340 n Veneto. Cestaro (Ulss 20): approfittare dei mesi invernali per vaccinazione di massa

Luca Fiorin. L’epidemia da Blue tongue è arrivata a colpire buona parte della provincia scaligera. Dopo mesi durante i quali i casi di contagio del virus sembravano poter essere confinati alle zone più a Nord del Veneto, i controlli attualmente in corso stanno facendo emergere ogni giorno nuovi focolai, anche negli allevamenti del Veronese.

IN VENETO. L’ultimo bollettino, quello emesso dalla Regione venerdì, afferma che i casi di presenza del virus in Veneto sono arrivati a quota 340 e, se permane forte l’incidenza del fenomeno in altre provincie, con 127 focolai a Treviso, 75 a Belluno, 92 aVìcenza e 27 a Padova, nel Veronese in una sola settimana si è passati da 11 a 17 casi.

DUE NEL VENEZIANO. Continuano a rimanere limitati a 2, invece, i focolai riscontrati nel Veneziano. In tutto i Comuni veneti interessati dall’epidemia sono 135. Quanto alle specie colpite, 86 sono i casi di contagio fra gli ovini e 3 fra i caprini, razze nelle quali la «lingua blu» può provocare mortalità rilevanti, superiori al 10%, mentre 3 sono i selvatici colpiti e 248 i focolai riscontrati fra i bovini. Per questi ultimi va però fatto un discorso a parte. Essi spesso non mostrano sintomi evidenti della malattia, e non ne subiscono rilevanti conseguenze in termini di salute, ma, d’altro canto, sono nettamente la specie più allevata nel Veronese fra quelle in cui la Blue tongue può manifestarsi. La malattia, va sottolineato ancora una volta, non si trasferisce agli umani e non impedisce l’uso per l’alimentazione di carne e latte derivanti da animali infetti.

PROVINCIA SCALIGERA. Nel Veronese, come si diceva, l’epidemia è arrivata a manifestarsi in alcune zone della provincia. Se i primi casi si erano concentrati in montagna e nella zona a Nord della città, ora sono stati scoperti focolai anche nell’area del Garda e dell’Ovest della provincia. Le situazioni sono emerse grazie ai controlli sul latte, visto che un monitoraggio a tappeto sugli animali, accompagnato da prelievo del sangue sarebbe troppo costoso, oltre che complesso da realizzare.

RIMEDI. Le misure di contrasto alla Lingua blu sarebbero, secondo i sindacati dei veterinari rese difficili a causa della scarsità di personale. In questi giorni è comunque arrivata una novità positiva per quanto riguarda la possibilità di movimentazione degli animali. Il governo ha infatti disposto che si possano muovere all’interno delle zone di restrizione i vitelli ancora non vaccinati, anche se solo per motivi di benessere. «Considerato che questa malattia viene trasmessa dalle zanzare c’è comunque da attendersi che con il freddo la diffusione dell’epidemia si blocchi», afferma Fabrizio Cestaro, responsabile del servizio veterinario dell’Ulss 20. A giudizio di Cestaro proprio i mesi invernali sarebbero da sfruttare al meglio per compiere un piano di vaccinazione di massa, una misura che non è stata attuata perché il vaccino non è ancora disponibile.

L’Arena – 21 novembre 2016 

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